N° 71 del 13 gennaio 2017


Editoriale

PRESIDENTE CHE VA, INCOGNITA CHE VIENE

Il mondo intero (tutto quello che avviene negli Stati Uniti d’America riguarda il mondo nel suo complesso) assiste al passaggio di consegne tra i due presidenti. Obama sembra ci stia provando gusto nel fare pubblica professione di stile, forse per marcare sempre più il distacco dal bifolco che gli subentra, e si mette con tutta la famiglia dall’altro lato dei tavoli, per servire il pranzo ai camerieri ed a tutto il personale della Casa Bianca, che durante questi due mandati lo ha fedelmente servito, invecchiando con lui. E’ riuscito a superare persino il discorso di addio alla nazione, commovente come si conviene, al punto da coinvolgere emotivamente anche lui, di solito impassibile. Certo non sta facendo nulla per non farsi rimpiangere, nè Trump sta facendo granchè per alimentare almeno un pizzico di interesse per l’avvicendamento nella carica; basti solo pensare agli imbarazzi sullo scandalo degli hacker sovietici che hanno influenzato la sua elezione, gettandovi pesanti ombre ancora prima di insediarsi ufficialmente. I bookmaker già raccolgono scommesse sulla sua durata prima dell’impallinamento. Staremo a vedere.

Intanto facciamo un caloroso augurio (di cuore) di buon compleanno al nostro collaboratore Luciano Ciavarella.

La navicella oblomoviana saluta il ritorno di Fernando Antonio Casiere che, sebbene sepolto sotto metri di neve, trova il modo di farci pervenire un suo incredibile scambio di battute con un cinico gigliese che candidamente gli espone la sua soluzione al problema dell’affondamento della famosa nave da crociera arenatasi sulle coste della sua isola, un rimedio forse un tantino poco ecologico, ma molto più remunerativo.

Agostino Trombetta riscrive l’invenzione del citofono in chiave farsesca, attribuendola al capo di una confessione religiosa che usa il nuovo mezzo per diffondere il verbo nel tentativo di trovare nuovi proseliti.

Nicola Lembo, altro infaticabile confezionatore di noir metropolitani, questa volta inquadra il “plot” da una prospettiva tutta personale e diremmo quasi autobiografica: quella di un cinico farmacista notturno, infastidito alle 4 di notte dal solito carabiniere in cerca di una certificazione del peso e della capacità drogante di una rinsecchita pianticella di hascisc sequestrata dopo un rocambolesco inseguimento tra le strade di una Roma notturna semideserta.

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