feb 17, 2013 | Post by: admin Commenti disabilitati

NO HABEMUS PAPAM di Antonio Carbone

 

La notizia di questi giorni, che tutti definiscono storica, è la decisione di Papa Benedetto XVI di rinunciare al mandato papale.

La storia ci racconta che ben sei papi hanno preso questa decisione: il primo è stato Clemente I (88 d.c. – 87), poi Ponziano (230 – 235), segue Silverio (536 – 537), Benedetto IX (1032 – 1045); in seguito il più noto gran rifiuto di Celestino V (1294) ed infine Gregorio XII (1406 – 1415). Come si vede non è la prima volta che un Papa si dimette; è pur vero che sono passati secoli dall’ultima dimissione. Infatti dopo ben seicento anni Benedetto XVI ha fatto il grande gesto, per la gioia dei massmedia, annunciando al mondo la sua meditata decisione in latino, lingua ufficiale in Vaticano.

La grave decisione ha fatto riflettere tutti sul significato del gesto. Chi lo attribuisce alla vecchiaia, i dietrologi vaticanisti alle lotte nella Curia Romana; altri al fatto che l’attuale Papa (fino al 28 febbraio p.v.) si sente impotente nel riformare l’odierno sistema curiale romano, ma sopratutto non ha le forze fisiche e morali per rinnovare la Chiesa, per adeguarla ai tempi attuali. Certo non è semplice un compito del genere, visto che ci son voluti duemila anni per costruire l’impero vaticano come lo vediamo oggi.

Modestamente, anch’io voglio fare una riflessione sul bel rifiuto.

Benedetto XVI ha rinunciato all’incarico per stanchezza; in pratica ha visto che gli impegni sono tanti e le forze poche, data la sua veneranda età, circa 86 anni, ed ha preferito cercare il meritato riposo nello studio che tanto ama.

Se analizziamo la questione dal punto di vista politico, o meglio teologico (scusate i paroloni), finalmente un Papa scende dalla Cattedra di Pietro e si rende conto di essere un uomo come tutti gli altri. Questo gesto è di un’umiltà ammirabile, ed in questa decisione c’è l’accettazione della fragilità umana.

Se proprio vogliamo vedere un risvolto teologico, con questo nobile gesto il Papa ha secolarizzato la Cattedra di Pietro; infatti ci fa capire che non esiste l’eternità del papato o peggio l’infallibilità dell’uomo chiamato Papa. Benedetto XVI, con la sua sofferta decisione, ci dice che il Papa è un semplice uomo scelto tra tanti al servizio della Chiesa, ma come tutti i servitori, o meglio i funzionari, arriva il tempo di passare la mano ad altri più giovani, o perlomeno con più forza nel fisico e nell’anima.

Nel futuro, nell’eleggere il prossimo Papa i cardinali ci penseranno parecchio a nominare al soglio di Pietro un saggio ed anziano prelato. Senza voler sembrare blasfemo, anche in Vaticano si pone il tema della rottamazione.

Tutto ciò spero che faccia bene alla Chiesa, facendone una moderna ed efficace comunità religiosa, che smetta di proclamare dogmi a volte inutili e forieri di discriminazioni, che comprenda come la civiltà umana progredisce e non serve arroccarsi su dottrine vecchie e inattuali.

Concludo augurandomi che dopo questo nobile gesto la comunità cattolica, o meglio la gerarchia ecclesiastica, possa riflettere e secolarizzare la Chiesa, fare cioé di essa lo specchio del tempo odierno.