apr 11, 2013 | Post by: admin Commenti disabilitati

POPULISMO di Gingo

 

Dal vocabolario Treccani

s. m. [dall’ingl. populism (der. di populist: v. populista), per traduz. del russo narodničestvo].

1. Movimento culturale e politico sviluppatosi in Russia tra l’ultimo quarto del sec. 19° e gli inizî del sec. 20°; si proponeva di raggiungere, attraverso l’attività di propaganda e proselitismo svolta dagli intellettuali presso il popolo e con una diretta azione rivoluzionaria (culminata nel 1881 con l’uccisione dello zar Alessandro II), un miglioramento delle condizioni di vita delle classi diseredate, spec. dei contadini e dei servi della gleba, e la realizzazione di una specie di socialismo rurale basato sulla comunità rurale russa, in antitesi alla società industriale occidentale.

2. Per estens., atteggiamento ideologico che, sulla base di principî e programmi genericamente ispirati al socialismo, esalta in modo demagogico e velleitario il popolo come depositario di valori totalmente positivi. Con sign. più recente, e con riferimento al mondo latino-americano, in partic. all’Argentina del tempo di J. D. Perón (v. peronismo), forma di prassi politica, tipica di paesi in via di rapido sviluppo dall’economia agricola a quella industriale, caratterizzata da un rapporto diretto tra un capo carismatico e le masse popolari, con il consenso dei ceti borghesi e capitalistici che possono così più agevolmente controllare e far progredire i processi di industrializzazione. In ambito artistico e letterario, rappresentazione idealizzata del popolo, considerato come modello etico e sociale: il p. nella letteratura italiana del secondo dopoguerra.

Secondo quanto riportato su Wikipedia, sviluppatosi nelle città e formato da intellettuali e studenti consapevoli dei gravi problemi economici, sociali e politici della società russa, il populismo si proponeva l’emancipazione delle masse contadine, la fine dell’autocrazia zarista e la creazione di una società socialista.

Alcune osservazioni. La storia è costellata di movimenti populisti ante litteram: dai moti insurrezionali di “masanielliana” memoria a quelli rivoluzionari giacobini di fine ’700. Il fascino ed il trasporto del pensiero populista fa breccia facilmente nei periodi di crisi economica, specie fra le classi meno abbienti. L’esito dei vari movimenti populisti è poi sfociato in risultati più o meno positivi per tali classi sociali, esiti noti a tutti: repressioni da un lato, accondiscendenze di facciata o vere e proprie rivoluzioni dello status quo, dall’altro.

In tutti i casi l’elemento comune è stato l’uso della forza del popolo, dei suoi bisogni e aspettative ad opera sempre della classe degli intellettuali, dei portatori di idee. Il problema si è posto quando l’uso è diventato abuso, quando cioè l’establishment ha letto come una minaccia la voglia di cambiamento della base. Quando la demagogia ha preso il sopravvento, estremizzando le pur legittime aspirazioni di miglioramento e privilegiando la figura carismatica dei cd. Capipopolo, spingendosi oltre, sino all’esaltazione non delle idee, ma delle azioni eclatanti (vedasi il nichilismo russo, il fascismo, lo stalinismo e più recentemente il berlusconismo, il leghismo padano ed il grillismo).

Cavalcare l’onda di protesta è il modo più facile di accaparrare il consenso e di connotare negativamente il significato del termine populismo. E lo dico da persona che fondamentalmente crede nel significato positivo del movimento populista. Il problema è che l’ideologia populista fallisce e fallirà, se non supportata da una preparazione preventivamente strategica degli obiettivi e degli strumenti per realizzarli. Le armate brancaleone possono suscitare simpatia ma non più di quella.

L’attuale situazione di stallo in cui versa la politica italiana ne è l’esempio.

Da un lato ci troviamo di fronte a due movimenti populisti completamente opposti e inconciliabili, in termini di idee-obiettivi-sostenitori, ma entrambi basati sul culto della persona di riferimento, Berlusconi per l’uno e Grillo per l’altro: mantenimento dello status quo contro nichilismo puro; rifiuto di collaborare e ricerca dell’annientamento dell’altro; promesse irrealizzabili di cambiamento contro assenza di progettualità; dogmatismo del leader, …

Dall’altro, il tentativo della sinistra di proporsi come depositaria del primato della morale a fronte di situazioni contingenti, vedasi caso Mps, che ne hanno scoperto le vulnerabilità e l’umane debolezze, una sinistra i cui leader hanno sottovalutato l’impatto elettorale del malcontento popolare, arrogandosi il diritto di non collaborare a loro volta con le altre forze politiche ed insistendo nel portare testardamente avanti la candidatura del Caro Leader, alla stregua dei populisti di cui sopra, ma senza averne la forza carismatica, ritenendo, anzi, che le primarie potessero rafforzarla invece di, come poi è accaduto, dimezzarla.

Per parlare infine dei tecnocrati, questi sì partiti con tutti i favori del popolo, con livelli di approvazione iniziali dalle prospettive parificabili ai regimi dittatoriali, dettate dalla speranza del progresso sociale propugnato dalle migliori ortodossie populiste. Ma, così come partiti, altrettanto repentinamente finiti!

Perché il popolo non perdona, è volubile, oggi ti esalta e domani ti scava la fossa (emblematica è la lettura politica del tradimento di Giuda e del movimento zelota che ha prima osannato Gesù il giorno delle Palme, per poi rinnegarlo quando non più utile alla causa rivoluzionaria contro i romani) specie se ad essere colpite sono le classi deboli, il popolo stesso, per dirla in breve.

Eppure il populismo deve essere inteso non come sfruttamento del popolo quale idea-oggetto da propagandare ed usare per i propri fini, ma quale soggetto destinatario delle idee e dei benefici del cambiamento.

Fintanto che anche il nuovo che avanza non si muoverà in tal senso, con progetti e proposte condivise, anche turandosi pragmaticamente il naso e raggiungendo accordi che consentano di realizzarli, con equilibrismi da acrobati circensi, allora sarà ancora il tempo del vecchio. Con buona pace del popolo!