apr 11, 2013 | Post by: admin Commenti disabilitati

UNA VOCE DI CUORE E NATURA di Anna Rita Martire

 

“Voci da un cielo anteriore” di Antonella Corna, Edizioni Sentieri Meridiani - Foggia

Presentazione-reading a Lucera presso il Circolo Unione sabato 13 aprile ore 20.00 con l’autrice ed il regista e attore Vittorio Mennella

La natura, di sole, laghi e cristalli di sale, di sabbia e boscaglia, di mare e montagna. Il cuore, di contrasti e fragili equilibri, di speranze e disillusioni, con la sua liquidità fatta di istanti che passano. Un profondo, solidissimo senso del tempo.

Questo, e molto altro, è la silloge “Voci da un cielo anteriore” di Antonella Corna, recentemente pubblicata per le Edizioni Sentieri Meridiani di Foggia. Il volume, in elegante veste editoriale, fa parte della collana “Le Diomedee”; il lettore è accompagnato in un percorso scandito dai quattro elementi: Acqua, Fuoco, Terra e Aria, concluso da una serie di liriche giovanili.

L’Acqua rappresenta la fluidità della vita, il suo scorrere ora placido ora impetuoso, a scavare “i greti fangosi delle nostre coscienze”, nell’eterna verità che bene e male, buio e luce, sono “fili intrecciati della stessa matassa, riscattati dalla cruna dell’ago”.

Queste e altre bellissime immagini danno corpo ai versi sinceri e limpidi della Corna, poetessa di squisita musicalità. Nella splendida “Aspetterò domani”, la donna si fa dea dalle mille facce nel preludio d’amore: “sole che ti brucia la pelle, acqua trasparente e lasciva, mani di miele”, rivelando un sapore di vibrante sensualità.

La seconda sezione, Fuoco, è popolata di spari e boati nella notte, di bisogni raggrumati, di urla “nidificate nel ventre”, di passi di tango su “pavimenti attoniti”, tra le infinite declinazioni di un prezioso nome “inarcando la schiena”: è l’Amore. L’autrice avvince e incanta il lettore, gioca con le parole rimandando con grande abilità a sensazioni fisiche forti, direttamente o attraverso allusioni, intuizioni, “baluginii di sguardi e mani tremule di palpitanti oscurità”.

Segue la Terra: terra degli avi, l’Abruzzo, terra che trema e cancella tutto, lasciando solo un “urlo dentro senza suono e senza eco”. È il terremoto dell’aprile 2009, nei luoghi del cuore di Antonella, dove allo sguardo sbigottito non restano che le proprie radici a inchiodarsi “assurdamente, verso il cielo”.

Accanto agli affetti più veri, si fa spazio una lucida riflessione sull’esistenza che non cede mai al lamento e alla rassegnazione. Si ricamano pensieri sull’uomo, che invece di cercare “spesso si arrende a un primo, approssimato adattamento”. Anche la giovinezza non è vagheggiata con patetica nostalgia, nella consapevolezza della “gioia piena, quando c’è”, regalo di una maturità forse priva di fremiti, ma solida e sapiente.

L’introspezione sulla vita prosegue nell’ultima sezione, Aria, dove il senso dell’umano esistere è dipinto con metafore di voli ora impavidi ora insensati, di “ammaraggi nel sole”, stanze segrete e parole donate. L’inconsistenza dei propri fantasmi “invitati a cena”, che sono poi i fantasmi di ognuno; l’irrealtà degli “amori mai sbocciati”, sogni che si nutrono di illusioni “come sonnambuli nella notte”; la precarietà dei fiocchi di neve “irriverenti , disarmanti”. Tutto qui ha l’ariosità di una nuvola di vapore.

“VOCI DA UN CIELO ANTERIORE”, il cielo del caos primigenio dell’anima, è un libro di alto profilo artistico, umano e intellettuale, e ad Antonella Corna va tutto il meritato plauso per un’opera che rivela, oltre ad un’indubbia perizia e padronanza del versificare, anche e soprattutto una sensibilità fuori dal comune, vera delizia per gli amanti della sottile e – ahimé – troppo poco frequentata musa della Poesia.