mag 13, 2013 | Post by: admin Commenti disabilitati

ALDO MORO E PEPPINO IMPASTATO: CHI DEI DUE? di Antonio Carbone

Il 9 maggio è ricorso l’anniversario dei trentacinque anni dell’assassinio dell’onorevole Aldo Moro, rapito e ucciso dalle Brigate Rosse.

L’on. Aldo Moro è stato un autorevole dirigente della Democrazia Cristiana , più volte Presidente del Consiglio e ministro, certamente ha avuto il meritevole compito di guidare con il più grande partito italiano la rinascita dell’Italia dalla seconda guerra mondiale.

Nei numerosi servizi televisivi che hanno ricordato il personaggio politico, pieni di retorica e di una stanca liturgia commemorativa, c’è una notizia che mi ha colpito: il fatto che è stato avviato il processo di riconoscimento di Servo di Dio.

Questo è un titolo che la chiesa cattolica assegna, dopo la morte, a persone che ritiene si siano distinte per “santità di vita” o “eroicità delle virtù”, e per le quali è stato avviato il processo canonico di beatificazione. E’ la prima fase del processo di canonizzazione e si attende un miracolo ottenuto per intercessione del “venerabile”, accertato il quale egli viene dichiarato Beato; dopo un secondo miracolo approvato si attribuisce il titolo di Santo.

Con tutto il rispetto per i credenti, ma immaginare che una persona sofferente si rivolga ad Aldo Moro per lenire le proprie pene, mi fa un po’ impressione e, permettetemi, anche notevole scetticismo.

Sapevo che i dirigenti politici usano le raccomandazioni, ma che ci si potesse anche raccomandare con il Signore per essere aiutati, mi pare un pò blasfemo.

Certo Aldo Moro, a suo modo, è stato un servo dello stato e per chi lo ha votato è stato uno statista  che con la D.C. ha guidato l’Italia per tanti anni; ma da qui a pensare che possa intercedere presso l’Altissimo ne passa. Allora perchè non rivolgersi a De Gasperi o a Fanfani, che come dirigenti di quel partito erano anche più influenti.

In questi giorni è morto Giulio Andreotti, mi aspetto già le file dei questuanti, non per avere un posto di lavoro, ma una indulgenza o meglio un miracolo.

Vorrei che questi personaggi fossero giudicati dalla storia per il loro operato pubblico e per le conseguenze delle loro decisioni, e vorrei che gli storici si occupassero anche di quello che non ancora si scopre sulle stragi di stato, sulla Gladio, su Ustica etc.

Nella stessa giornata ricorreva anche un altro anniversario; sempre il 9 maggio 1978 venne ucciso dalla mafia in Sicilia Peppino Impastato, che col suo impegno civile contro l’illegalità aveva dato “fastidio” ai boss mafiosi e per questo doveva essere messo a tacere.

Certo il signor Impastato non era componente del parlamento, non era della Democrazia “Cristiana”, quasi sicuramente era un “comunista”, quindi un sicuro infedele peccatore destinato alla perdizione eterna. Anche a causa della sfortunata coincidenza del giorno della sua uccisione, la sua memoria è stata condannata all’oblio, se non fosse per il bellissimo film “I cento passi”, di Marco Tullio Giordana, che ne celebrò alcuni anni fa la figura e le gesta.

Non mi risulta che ci sia in corso un processo di beatificazione, e non è certo colpa del fatto che il povero Peppino non ha fatto miracoli. Anche se, a pensarci bene, un miracolo l’ha fatto: aver fatto acquisire alla gente comune e onesta la consapevolezza, in Sicilia come nel resto d’Italia, che la mafia esiste e che è una delle principali cause del degrado della nostra società.

Io a questo punto mi chiedo: sono stati uccisi tutti e due per il loro, in modo diverso, impegno politico; entrambi, sia Moro che Impastato, credevano in una società migliore e democratica; tutt’e due volevano la legalità e la giustizia sociale; perchè uno è santo e l’altro è solo uno dei tanti morti per mafia?