ott 07, 2013 | Post by: admin Commenti disabilitati

L’IRA FUNESTA DELLE CAGNETTE (ELEMENTI CHE OSTACOLANO L’EVOLUZIONE DELLE DONNE) di Ilaria Grasso

 

Uno dei miei cantautori preferiti è Fabrizio De Andrè. Tra le sue canzoni c’è “Bocca di rosa”, senza dubbio una tra le mie predilette. L’ho sempre considerata un manifesto femminista. Densa di significato, la canzone, racconta di una donna che arriva alla stazione del paesino di Sant’Ilario piena di bagagli e passione.

La protagonista, di cui non conosciamo assolutamente nulla, viene accolta con diffidenza purtroppo, soprattutto dalle donne che, resesi conto della sua carica erotica, immediatamente iniziano a isolarla, dato che “non si trattava di un missionario” – come precisa ironicamente l’autore del testo.

Tutto fila liscio fino a quando Bocca di Rosa non inizia a elargire a piene mani bellezza, passione, erotismo, allegria, ovviamente a beneficio dei maschi del paese. Perfino il prete la voleva in processione. Non si parlava d’altro in paese.

E fu così”, dice la canzone, “che da un giorno all’altro bocca di rosa si tirò addosso l’ira funesta delle cagnette a cui aveva sottratto l’osso”.

Mai nessuno che si domandi: ma quest’osso cosa avrà di speciale? Perché le donne arrivano ad odiarsi così tanto? E gli uomini in tutto questo perché non si pronunciano mai?

Da donna spesso mi domando queste cose e mi domando anche perché ancora oggi le donne combattono tra di loro per i maschi. Sono arrivata alla conclusione che ci sia una resistenza all’evoluzione della donna da parte delle donne stesse.

Alcuni studiosi parlano di “tetto di vetro”. Immaginiamo una donna con un tetto di vetro. In alto c’è qualcosa di bello, ma non appena si alza in piedi per prenderlo, allora come si suol dire ci sbatte le corna.

A questo punto la donna si fa male, soffre e non proverà mai più a rialzarsi, destinandosi così ad una vita di sudditanza e frustrazione. Ma la cosa ancora più brutta è che, così facendo, non si attribuisce valore o se ne attribuisce poco.

Purtroppo questo è frutto solo di mentalità e cultura antiche come il cucco. In Italia (e quasi sicuramente anche in altre parti del mondo) critichiamo i musulmani che costringono le donne ad indossare il burqa, che impediscono al sesso debole di guidare, che non riconoscono loro nemmeno il diritto di votare.

E noi allora, che abbiamo bisogno che ci siano quote rosa nelle aziende e nel pubblico impiego o, peggio, che dobbiamo ancora pensare ad una legge che difenda le donne dai bruti e da altre donne? Questo solo perché per mentalità siamo abituati a vedere uomini che uccidono le loro compagne per mancanza di resistenza alla frustrazione della gelosia e donne che uccidono altre donne per e con le stesse motivazioni.

Abbiamo Iphone e Ipad e sappiamo anche utilizzarli. Ma questa è davvero l’evoluzione delle donne? Non credo proprio, ma penso che solo una solidarietà femminile possa salvarci da una vita ricca di illusioni e delusioni.

Dobbiamo ridisegnarci ruoli, indossare panni diversi, sperimentarci. Non abbiamo altra possibilità. Come quando siamo in sala parto e dobbiamo spingere per far nascere un bambino. Se non spingiamo noi la creatura non nasce.

Certo si soffre, ma lo dobbiamo a noi stesse e a chi dopo di noi verrà.