ott 07, 2013 | Post by: admin Commenti disabilitati

BREVISSIMA STORIA DI UNA BANCONOTA di Alfredo Padalino

 

Nel settembre del 1960 il nostro Paese è al centro dell’attenzione mondiale per le Olimpiadi moderne di Roma, riprese in diretta dalla RAI-TV per la prima volta e trasmesse in Eurovisione; ma già all’inizio dell’anno l’Italia del Boom assurge agli onori delle cronache finanziarie internazionali, per l’Oscar monetario ricevuto dalla LIRA quale divisa più stabile del globo. Dopo appena un biennio la Zecca di Stato emette i nuovi biglietti di banca da Diecimila con il ritratto di Michelangelo Buonarroti, andando a sostituire definitivamente, nel ’63, i vecchi “lenzuoli” con l’effigie di Dante, venerande banconote della Ricostruzione postbellica e del Miracolo economico.

Intanto nella finale di Canzonissima Mina intona “Il cielo in una stanza”.

Vita difficile, però, quella del taglio “deca” più famoso della nostra storia perché, esattamente cinquant’anni fa, cominciava a rallentare l’espansione prodigiosa dell’economia, entrando in una fase critica detta “congiuntura”, l’incipit dello Sboom.

D’altro canto la società italiana viveva un’improvvisa fase di euforia collettiva, i mitici anni ’60 celebrati o reinventati da Gianni Minà, nonostante salari e stipendi ancora molto bassi e un consumismo embrionale, vissuto indirettamente più nel Carosello o nei film americani, che nella realtà quotidiana, soprattutto della grande provincia largamente a trazione contadina. E perfino nei centri urbani più importanti e già connotati dalla modernizzazione, impiegati e metalmeccanici non guadagnavano più di 60 mila lire al mese, l’equivalente di circa 750 euro di oggi, mentre milioni di braccianti meridionali se la passavano anche peggio.

E tuttavia sarà proprio da quell’esplosione di vitalità, principalmente giovanile, forse originata dall’aumento generalizzato di aspettative, che la classe operaia del Triangolo industriale, sulla scia della Contestazione studentesca, deciderà di scendere in piazza e di occupare le fabbriche, dando così vita all’Autunno caldo del ’69 e, quindi, alla nascita, pochi mesi più tardi, dello “Statuto dei lavoratori”.

La rossa “Buonarroti” sarà testimone anche di falliti tentativi di Golpe e del terrorismo stragista, della crisi petrolifera e dell’inflazione galoppante, terminando il suo onorato servizio nel 1977.

Contemporaneamente, nei juke-box estivi Battisti canta “Amarsi un po’” e Celentano gli risponde con “Svalutation”.