mag 03, 2014 | Post by: admin Commenti disabilitati

THE BLACK EXPERIENCE di Sara Croce e Michele Colucci

 

Imbattersi in Gianni Pitta è davvero un piacere. Subito comincia a descrivere sequenze di immagini con una fatica emotiva notevole ed è felice. Parla delle sue idee creative e le deve comunicare come se tu potessi visualizzare minuziosamente ciò che descrive: da cosa originano, cosa rappresentano, la …”dietrologia”.

Gianni Pitta nasce a Lucera il 2 agosto 1963. Studia architettura al Politecnico di Milano, dove si laurea. Appassionato del colore, durante gli anni universitari sperimenta nuove tecniche di rappresentazione architettonica. Il suo lavoro spazia dalla pittura alle installazioni: egli utilizza smalti, siliconi, materiali di risulta (dai CD al polistirolo e così via).

Il padre, Bruno, un tormento:COS’È QUELLO?”, chiede ad un attonito Gianni rivolgendosi ad una delle sue creazioni. Come fare a spiegare il senso di quello che si fa e cosa si fa. “L’arte è una cosa inutile, ed è questa la salvezza dell’artista”, era solito dire Carmelo Bene. “L’artista non deve produrre capolavori, deve essere lui un capolavoro”. Dopo qualche settimana da quella domanda, ancora intento a elaborare una risposta, Gianni trasferisce il suo lavoro nelle ore notturne, per evitare lo sguardo indagatore paterno.

E in un agguato pomeridiano, nel laboratorio irrompe suo padre e chiede ancora, a bruciapelo: “MA QUESTE OPERE LE VENDI?”. Gianni è assalito dallo sgomento; fortunatamente riceve una telefonata dall’amico Vincenzo, quasi sempre telepaticamente in suo aiuto, a levarlo dall’imbarazzo e, finita la chiamata, il padre prosegue “male che vada ne compro uno io”. Allora uno scatto d’orgoglio tiene in piedi il nostro, che si risolleva con la seguente riflessione: “grandissimi artisti non hanno venduto un solo quadro, non è poi così malvagia la condizione di incompreso”.

Il vero quesito è “Posso attribuire io un valore a ciò che faccio?” Come misuro il valore del tempo, delle emozioni, delle delusioni, delle percezioni che mi hanno indotto a creare un’opera? Esiste un valore estetico? Esiste un valore temporale?.…Avete mai osservato alcune opere di Warhol? Molte sono prive di carica emotiva, di pulsazioni, di slancio; il vero è che nessuno giudica le opere di Warhol per quello che sono, ma per il suo genio a prescindere. “Caro Babbo, l’arte è assolutamente una cosa inutile, ma tra le cose inutili e quelle utili, è quella di maggior valore” conclude soddisfatto il nostro autore.

La mostra personale The Black Experience è stata inaugurata il 19 aprile, nello spazio espositivo appositamente allestito presso l’azienda agricola MASSERIA NEL SOLE, in via Palmori km. 6,00 nell’agro di Lucera, dove è possibile visitarla fino al 19 giugno, tutti i giorni, escluso la domenica,dalle ore 19.00 alle ore 21.30. Durante l’inaugurazione le opere sono state presentate con video-installazioni e giochi di luce elaborati dal regista Luciano Toriello e dallo stesso Gianni Pitta, con alcune composizioni musicali di Mario Rucci, mentre il finale viaggiava sulle note psichedeliche dei Pink Floyd.

Una valanga di pensieri, riflessioni, studi, ricerche, approfondimenti che approdano, dopo 16 anni di produzione artistica improntata al colore, alla sfida del Nero. Un’operazione di resettaggio che prende corpo dall’Opera Prima “Black Genesis”, da cui nasce il progetto “The Black Experience” e il nero cattura sagome, rivela il moto nel buio, genera dal caos forme che compensano la progressiva sottrazione di colore. Solchi, incisioni, piante finte, rifiuti industriali, tutta materia aggiunta a sfondi total black dove “Il nero è la somma di tutti i colori” spiega l’autore ad un pubblico curioso. Gli spettatori sono stati catturati, letteralmente ingoiati dall’assenza di luce, per essere rivelati insieme alla materia nel mutare di forme di vita organica ma sintetica. La materia tridimensionale, diventa artificiosa, natura rielaborata attraverso l’uso di siliconi, smalti acrilici che si mescolano agli elementi estetici artificiali e provano ad aggiungere ed aggredire senza mai sottrarre. Molto materiale è di risulta, oggetti trovati e restituiti a nuova vita, inseriti nelle tele e sotto forma di piccole sculture.

The Black Experience, completo di catalogo, èpatrocinato dalComune di Lucera e dall’Amministrazione Provinciale di Foggia, dall’Associazione “Mediterraneo è Cultura”, oltre che dall’Associazione degli Industriali di Capitanata, dalla Camera di Commercio di Foggia e dal GAL Meridaunia.

Massiccia la partecipazione all’evento: un melting pot di appassionati, amici, artisti, ospiti occasionali ed esponenti politici che hanno approfittato della situazione per una inconsueta passerella pre-elettorale. Anche la redazione di Oblomovpress ha partecipato alla presentazione del progetto evidenziando con favore il coraggioso e radicale cambio di temi e di genere pittorico del nostro, e commentando: “The Black Experience rappresenta una nuova frontiera per l’arte contemporanea in capitanata” con l’approvazione di un’entusiasta Joe Petrilli … “ci piace molto anche lo spazio in cui è alloggiata la mostra, uno spazio che potrà ospitare nuovi autori, non soltanto locali. Potrà addirittura trasformarsi in un polo d’attrazione e, perché no, in una Factory rurale”.

A Gianni Pitta gli auguri di una meritata e lusinghiera affermazione.

Per informazioni o per concordare la presenza dell’artista scrivere a: info@giannipitta.it