mag 10, 2014 | Post by: admin Commenti disabilitati

LASCIATECI DORMIRE IN PACE: ABBIAMO PICCHIATO LA TESTA (OBLOMOV FOREVER) di Michele Colucci

 

Ho picchiato la testa, lasciatemi stare, non lo vedete, non sono più normale

Ho picchiato la testa, lasciatemi dormire, avvertitemi quando è pronto da mangiare

Ma se lei chiamerà mandatela di qua

E’ perché sono malato, tutti mi tormentano

E’ perché son sbagliato, tutti ne approfittano

Andate in Comune, chiedete una pensione, così in questo stato, non posso lavorare

Perché ho picchiato la testa, non sono più normale, non son capace, di intender e volere

Ma se lei chiamerà mandatela di qua

E’ perché sono malato, tutti ne approfittano

E’ perché son sbagliato, tutti ne approfittano

Il testo che ho riportato sopra appartiene alla canzone “Ho picchiato la testa”, che è una canzone di protesta “di non volere fare il lavoro” che ci impone la nostra formazione familiare. Esprime il rifiuto alla vita mondana, in letteratura si chiama oblomovismo, dal romanzo russo “Oblomov” che narra di un personaggio che sta sempre a letto.

E’ quello che dichiara l’autore della canzone, il livornese Bobo Rondelli, in un’intervista. Nella nostra infaticabile ricerca di affinità elettive ci siamo imbattuti in Roberto Rondelli (detto Bobo) che nel 1992 comincia a cantare in italiano (cosa che gli permette di esprimere al meglio il suo spirito sarcastico e dissacrante), e cambia nome al gruppo che aveva fondato, che diventa Ottavo Padiglione, nome del reparto di psichiatria dell’ospedale di Livorno, con, inizialmente, il violinista free Stefano “Steve” Lunardi, il bassista / contrabbassista Alessandro Minuti e il batterista Sergio Adami.

Nel 1993, grazie all’incontro di Bobo con Alberto Pirelli, produttore dei Litfiba, la EMI Music produce il primo album dell’Ottavo Padiglione, che vende 30.000 copie. Il disco, intitolato proprio Ottavo Padiglione, contiene uno dei singoli più noti del gruppo, “Ho picchiato la testa”, insieme ad altre tracce che hanno segnato la storia del gruppo nella città livornese (http://www.youtube.com/watch?v=vvkD0dMBev4). E fu così che l’aver picchiato la testa diventa l’alibi prediletto dal nostro per giustificare il rifiuto del lavoro, quanto meno di un lavoro che non lo gratifichi come quello in campo musicale.

Ma le sue passioni non finiscono qui, perché Bobo Rondelli lavora anche nel cinema. Per la regista Roberta Torre scrive, insieme a Pacifico (al secolo Gino De Crescenzo, figlio di Edoardo) alcune musiche del film Sud Side Stori, musical di cui è anche protagonista, che ottiene un lusinghiero riscontro al Festival di Venezia e viene premiato al Festival di Berlino. Ma la prima apparizione di Rondelli sulla pellicola è in “Ett Paradis utan biljard” (“Un paradiso senza biliardo”), produzione italo-svedese diretta da Carlo Barsotti, accanto all’amico Paolo Migone. Segue nel 2003 un film con Alessandro Paci, Andata e Ritorno, di cui realizza anche la colonna sonora (appena uscito in DVD per la Cecchi Gori-Medusa).

Il 16 maggio 2009 esce in edicola L’uomo che aveva picchiato la testa, un docu-film sul musicista livornese diretto dall’amico Paolo Virzì, un sentito omaggio al genio creatore di una colorita galleria di perdenti e sconfitti con onore, anticipazione del suo nuovo album Per amor del cielo, che concorrerà come finalista nella categoria “album dell’anno di cantautori non esordienti” all’edizione 2009 del Premio Tenco.

Ma non basta. Perché è notizia di questi giorni che a dodici anni di distanza dalla sua realizzazione è stato scongelato il film La Brutta Copia di Ceccherini, prodotto da Cecchi Gori e mai distribuito nelle sale, dove Rondelli interpreta una parte e collabora alle musiche.

Per completare la carrellata sulle tracce di oblomovismo sparse dovunque, questa volta segnalo un riferimento letterario. Si tratta del punto di vista di un ebreo canadese francofono, protagonista del romanzo “Joshua allora e oggi”, alter ego dell’autore Mordecai Richler, il giornalista sportivo Joshua Shapiro, sulla Spagna del 1952, in particolare sulla capitale della Catalogna.

Barcellona.

A prima vista, a Barcellona sembravano esserci pochi grandi ricchi e molti che erano indescrivibilmente poveri, mentre una classe media degna del nome era quasi inesistente. I ricchi, scoprì Joshua, erano in maggioranza tipi enormemente divertenti, che non avevano mai lavorato un’ora in tutta la loro vita. Anzi, anche solo l’idea del lavoro li offendeva. Gli Oblomov abbondavano. Tra loro c’era il simpaticissimo ma svagatissimo Antonio, che indossava un abito comprato in Savile Row[i] e guidava un’Austin-Healey[ii] di un bianco abbagliante. «Un paio di bicchieri» diceva Antonio «e qui siamo tutti repubblicani. Qualcuno in più, di quelli robusti, e diventiamo comunisti. Ma alle quattro del mattino, amico mio, ogni spagnolo che si rispetti è un anarchico. E dunque abbiamo bisogno di Franco, non ti pare?».

 



[i]Savile Row è una via del centro di Londra, a Mayfair, dove hanno sede alcuni dei più importanti e conosciuti laboratori sartoriali del mondo, tra cui Anderson & Sheppard, Cad & the dandy, Gieves & Hawkes, Davies & Sons, Henry Poole & Co e Norton & Sons. Al numero 3 della via erano situati gli uffici della Apple Records; l’ultimo concerto dei Beatles avvenne sul tetto di quel palazzo il 30 gennaio 1969 ed è stato immortalato nel film documentario Let it Be – Un giorno con i Beatles. Al numero 7, inoltre, Jules Verne pose l’abitazione di Phileas Fogg, protagonista del romanzo Il giro del mondo in 80 giorni.

[ii]Austin-Healey: marchio inglese di auto sportive fondato nel 1952 da Leonard Lord  e Donald Healey, rinomato pilota, progettista e designer automobilistico. La Austin-Healey ha prodotto auto fino al 1972. La prima automobile per Barbie era una Austin-Healey (rosa con gli interni verde petrolio).I Tears for Fears utilizzarono una Austin-Healey nel loro video Everybody Wants To Rule The World.