mag 29, 2014 | Post by: admin Commenti disabilitati

I MILLE VOLTI DI PALAZZO D’AURIA di Sara Croce

 

A chiusura della settimana, mentre fuori ribollivano i fermenti di fine campagna elettorale, nella cornice tutta lucerina, ma cosmopolita, del cortile di Palazzo d’Auria Secondo, la dimensione spazio temporale si concentrava sulla musica e il teatro. Tris di appuntamenti d’autore: il 23 maggio Fabrizio Bosso, il 24 ‘SmokeZone’, la mostra fotografica di Nicola Loviento  e Beppe Servillo.

Il miglior trombettista d’Italia, Fabrizio Bosso, si è esibito per la quarta volta a Lucera, con una formazione nata nello scorso febbraio, il ‘Fabrizio Bosso Quartet’: Julian Oliver Mazzariello, uno dei migliori pianisti italiani, il giovanissimo contrabbassista salentino Luca Alemanno e il batterista Nicola Angelucci.

Il repertorio, composto quasi per intero da suoi brani originali, è stato eseguito quasi in sequenza, come un fiume di note in piena. Fabrizio sembra essere nato con la tromba, quando suona si intravede il bambino che è stato, perché trasmette gioia per quello che sta facendo. E’ difficile esprimere a parole quello che comunica, non è solo la grandissima tecnica, l’abilità, la capacità di sorprendere con imprevedibili soluzioni musicali. Comunica passione…si diverte…con tensione emotiva e pathos. Quando suona diventa tutt’uno con lo strumento, il musicista e la tromba si fondono, emozionano. Notevole anche l’interplay con gli altri musicisti.

Quasi due ore di concerto tiratissime e la serata, cominciata alle 21.00 con l’aperitivo di benvenuto, sconfinava in una notte stellata e frizzante. Il pubblico, ancora rapito dalla virtuosa performance del Fabrizio Bosso Quartet, indugiava nel cortile tra un calice di buon vino e l’ospitalità cortese e compiaciuta dello staff di Palazzo d’Auria. Uno degli edifici privati più antichi di Lucera, costruito intorno al 1500 su ruderi romani e medievali. Trasformato, nel corso dei secoli, prima dagli eredi d’Auria (1693), poi dai Secondo, nobili famiglie proprietarie del palazzo e tra le più illustri della città. I D’Auria appartennero alla nobiltà locale, furono presenti nella amministrazione della città e si distinsero per meriti di cultura. Tra i Secondo, Giuseppe Maria fu illustre magistrato borbonico, primo traduttore della “Enciclopedia di Chambers” e Ferdinando, autore di una fortunata “Vita pubblica dei romani”.

Anche sabato 24 è stata una giornata di arte e spettacolo: il trio italo-argentino formato da Peppe Servillo (voce), Javier Girotto (sax baritono e soprano, flauti) e Natalio Mangalavite (tastiere, pianoforte, voce) ha proposto stralci della raccolta “Fútbol – Storie di calcio”, di Osvaldo Soriano, giornalista e scrittore argentino. Racconti di vita e di pallone, di vittorie e di sconfitte, di momenti e personaggi indimenticabili e stralunati, come solo la fervida fantasia dei sudamericani riesce a concepire. Comunque un calcio romantico, pieno di gesta epiche e lontanissimo dal triste spettacolo cui siamo abituati oggi. Si torna indietro all’Italia campione del mondo del 1982. Combinazioni di lettura, canto e musica, mescolando l’italiano, lo spagnolo di Cordoba e il napoletano, ‘Lemm lemm’, ‘Cataper cataper’, per raccontare il futbbòll, il calcio…”o’ pallòn”.

Peppe Servillo, raffinato cantante già frontman degli Avion Travel, autodidatta, autore di colonne sonore, attore cinematografico e teatrale. E’ fratello di Toni Servillo col quale sta girando i teatri italiani interpretando l’adattamento della piece di Eduardo, Le Voci Di Dentro. Lo accompagnano due autentici fuoriclasse argentini che da soli riescono a riempire la scena col suono di un’intera piccola orchestra.

“Forte è la tentazione di fare del calcio metafora della vita…E’ tra queste due porte che il trio tira i suoi palloni, finendo a volte senza fiato ma felice”, così il trio si presenta e va avanti per un’ora e mezza di spettacolo con  “Maradona era meglio e’ Pelé”, ispirata a una canzone popolare molto di moda allo stadio, “No te mueras nunca”, frase che si usa in Argentina come augurio ossia “non morire mai, vivi in eterno”, che racconta in spagnolo la carriera di Maradona, per finire col racconto della partita Brasile-Uruguay del 16 luglio 1950 con “Final do mundo” (Final do mundo / stadio di Rio / Maracanà / Pelé non c’era ancora / era il ’50 / chi vincerà).

Fuori traccia ‘Insensatez’, versione italiana di un ipotetico incontro tra Liz Taylor e Richard Burton e  “Felicità” di Lucio Dalla, versione jazz contenuta nell’album “Dalla in jazz”, pubblicato un anno fa, che raccoglie l’omaggio di numerosi artisti italiani al grande cantautore. Sono il degno tassello a conclusione di un racconto in versi, parole e musica che è una delle proposte più fini e ricercate che sia dato trovare in giro.

Contemporaneamente, dalle ore 20 del 24, nelle sale di Palazzo D’Auria Secondo e solo per una notte, è stata esposta “SmokeZone”, la mostra fotografica del foggiano Nicola Loviento, presidente del Foto Cine Club di Foggia, che l’8 febbraio scorso ha portato con il Foto Cine Club di Foggia un suo lavoro (che già si immetteva bene sul discorso ‘fumo-sensualità’) al Palazzo delle Prigioni a Venezia, in una Collettiva del Circolo rivisitata e dal titolo FUORI MISURA con successo di pubblico e di stampa. Lavori tutti in bianco e nero che richiamano la sensualità e il fascino del fumo.

Ma c’è dell’altro ancora. “Un calice per l’A.G.A.P.E.” e “Download your art per A.G.A.P.E.” sono state le due iniziative collaterali alle serate per aiutare la neonata associazione A.G.A.P.E. onlus (Associazione Genitori e Amici Piccoli Emopatici per la cura e lo studio delle leucemie e dei tumori infantili): donare la cauzione del calice (pari a 5 euro) all’associazione o scaricare a soli 2,99 euro, di cui 1 euro devoluto all’A.G.A.P.E., una delle opere Pit-Pop (progetto di Pop Art digitale dell’artista digitale lucerina Antonella Tolve www.pitpop.it) in formato cartolina.

Ancora una volta la tenacia, la ‘sconsideratezza’, l’amore per l’arte del vulcanico Alberto Trincucci, hanno richiamato a Lucera un pubblico numeroso, capace di apprezzare proposte di alto profilo e trasformato Palazzo d’Auria in location con grande attrattiva culturale.

Photo Esther Favilla