lug 23, 2014 | Post by: admin Commenti disabilitati

SENSAZIONALE: LA MADUNINA E’ PARTENOPEA! di Alfredo Padalino

 

Per affermare l’identità canora di Milano, un suo figlio illustre, il maestro Giovanni D’Anzi fu indotto, nel 1934, a citare Napoli e Roma nel testo di «Oh mia bella Madunina», istituendo così un parallelo inedito e ironicamente polemico fra le nostre maggiori metropoli, scegliendo comunque quale bersaglio principale l’antica capitale del Sud, ancora alla metà del secolo scorso regina indiscussa della canzone italiana.

Nonostante il campanilismo millenario, non si ha memoria in effetti di un brano d’autore tanto importante quanto conosciuto, dedicato a un grande centro urbano dello Stivale che ne contenga, nei versi, il riferimento così esplicito ad altri (tranne eventuale smentita).

Era talmente importante infatti, la tradizione melodica partenopea, da poter coincidere per lungo tempo con quella del Bel Paese, come testimonia anche un episodio accaduto alle Olimpiadi di Anversa del 1920, durante la premiazione di un atleta azzurro: la banda musicale belga, non avendo gli spartiti del nostro inno nazionale, intonò senza scomporsi «’O sole mio» che tutti gli strumentisti invece conoscevano a memoria.

Questa identificazione perdurerà almeno fino al successo planetario di Domenico Modugno, le cui composizioni segneranno il passaggio storico a una forma-canzone nazionalpopolare più sensibile alle influenze straniere sia dei cugini d’oltralpe, ad es. con «Vecchio frak», sia delle armonie jazzy rintracciabili nel classico «Volare».

E tuttavia la colonna sonora della Ricostruzione postbellica e del conseguente boom economico sarà orchestrata proprio sotto lo sguardo attento e misericordioso della scultura mariana, tutta d’oro e piccolina, che domina la rivincita dei meneghini sul resto della penisola, l’ascesa travolgente di un hinterland lombardo ormai cuore pulsante dell’Italia che macina traguardi prestigiosi, facendo della lira la moneta più affidabile del mondo occidentale.

Napoli si allontana sempre più, scivolando nel folklore mediterraneo, Roma si reinventa dolce e poetica, sostando indolente su via Veneto, mentre la Milano della massiccia emigrazione interna si risveglia operosa, moderna e accogliente, vicinissima all’Europa dei miracoli, dei primati mondiali, trent’anni dopo l’ironica e quasi timida rivendicazione canora del maestro D’Anzi.

Gli anni ’80 sono incredibilmente lontani, le speranze di una generazione alimentano nel frattempo l’impegno a migliorarsi e a partecipare. Rivera e Mazzola, luci a San Siro… poi l’esplosione del 12 dicembre, gli anni plumbei del terrorismo, la Milano craxiana da bere, con gli stilisti a braccetto dei politici e infine Tangentopoli, una città corrotta cui nessuno ha mai rivolto un’ode lirica.

Fino a quando un magnate residente ad Arcore escogita un nuovo canto libero, estendendo all’intero Paese lo sguardo, adesso cupo, della Madonnina svettante sulle guglie, inventandosi paroliere in vernacolo di un compositore vesuviano. Il presidente multimediale e ipertrofico compie nel Terzo millennio la sintesi grottesca fra le grandi rivali d’un tempo: la Sciura divina ha imparato a cantare nell’idioma di Eduardo!