lug 23, 2014 | Post by: admin Commenti disabilitati

PASSATO, PRESENTE E… FUTURISMO di Antonio Carbone

 

Seguendo le cronache politiche italiane di questi giorni, sento sempre più ripetere fino allo spasimo che “non c’è più tempo, bisogna fare in fretta, il paese ha bisogno di riforme.. si deve andare avanti e rottamare il vecchio modo di far politica..”; in sintesi è nato un nuovo movimento politico culturale chiamato giornalisticamente Renzismo.

Da quando Renzi è apparso sulla scena politica italiana tutto è diventato relativo alle sue pretese, il progresso è la velocità, la distruzione del passato è il futuro e così via.

Questo modo di parlare ed agire mi hanno ricordato uno studio particolare che feci in tempi ormai lontani, quando frequentavo il liceo, mi occupai in letteratura del Futurismo e restai rapito dall’originalità delle idee e dalla forza innovativa delle opere.

Il Futurismo nacque da Filippo Tommaso Marinetti che nel 1909, sul quotidiano francese Le Figaro, pubblicò il Manifesto del Futurismo che sancì ufficialmente la nascita del movimento.

Negli 11 articoli che compongono il manifesto Marinetti detta i principi che animano il movimento. Alcuni esempi potranno chiarire le intenzioni iniziali:Art. 1“Noi vogliamo cantare l’amor del pericolo, l’abitudine all’energia ed alla temerità”; art 2:  “il coraggio, l’audacia, la ribellione saranno elementi essenziali della nostra poesia”.

Bisogna tenere presente che siamo agli inizi del XX secolo, dopo i notevoli progressi tecnico-industriali di fine ottocento nascono le grandi città industriali; dopo lo sviluppo del motore a scoppio e la nascita dell’industria automobilistica, si assiste al moltiplicarsi dell’uso dell’energia elettrica; gli stati si concentrano sulla crescita economica e lo sviluppo industriale.

Di contro nella società si accentuano gli interessi di “classe”, direbbero i marxisti, si ridimensiona la società rurale e cresce quella cittadina ed industriale. Di fronte a tutte queste impetuose e travolgenti novità sociali, le classi al potere sembrano avanzi del passato, come l’aristocrazia ed il clero, inutili orpelli da eliminare per crescere.

Il Futurismo che, sottolineo, è nato in Italia e sviluppato da artisti e intellettuali italiani, influenzò tantissimo i movimenti artistici culturali europei, ed in seguito americani. Pensate: dopo il Rinascimento, un pensiero culturale italiano contaminava  nuovamente lo sviluppo culturale mondiale (altri tempi, sic).

Questo movimento  non si fermò alla letteratura ed alla poesia, ma influenzò notevolmente la pittura, la musica, l’architettura, il cinema, la fotografia e persino la cucina. Non c’era arte che non poteva prescindere dalle idee dei futuristi.

L’avanguardia italiana omaggia la modernità ed il dinamismo, la cui energia in tutti i campi abbatte gli arcaici schemi del pensiero del tempo, dalla letteratura all’industria.

Il presente è visto come un freno al progresso, un ostacolo che deve essere superato dalla velocità e dalla superiorità delle nuove macchine: il treno, l’automobile e soprattutto l’aereo.

Il disordine costruttivista deve distruggere l’armonia classica, la ricerca dell’originalità deve rottamare le opere del passato. Esemplare sul punto è l’Art. 9: “noi vogliamo distruggere i musei, le biblioteche, le accademie d’ogni specie, e combattere contro il moralismo, il femminismo e contro ogni viltà opportunistica ed utilitaria”.

Ricordo ancora una volta che siamo agli inizi del ‘900; idee simili irruppero nella società italiana perbenista e clericale come un uragano, che travolse gli intellettuali compiacenti e bacchettoni dell’epoca.

In Italia il Futurismo rigenerò la pittura con Boccioni, Carrà, Balla, Severini, Russolo che con questo programma irrompono nell’arte:

-  Distruggere il culto del passato, lossessione dellantico, il pedantismo e il formalismo accademico.

- Disprezzare profondamente ogni forma dimitazione.

- Esaltare ogni forma di originalità, anche se temeraria, anche se violentissima.

Nella poesia, con Govoni, Palazzeschi, Papini, Buzzi e Cavacchioli, distrussero la metrica classica, i rumori della voce, annullarono le rime.

Nella musica autori come Pratella, Russolo, Cesella e persino Stravinsky sentirono l’influsso tracimante delle idee futuriste.

In architettura, con Marchi, Mazzoni, Antonio Sant’Elia, si svilipparono quelle costruzioni verticali ed essenziali che dissacravano gli schemi costruttivi classici; l’apice di tale idea architettonica si ebbe con le costruzioni pubbliche del periodo fascista.

Persino nell’arte culinaria uscì il manifesto della cucina futurista, che vide la luce nel 1931, dove Marinetti auspica la lotta contro l’«alimento amidaceo» (cioè la pastasciutta), colpevole di ingenerare negli assuefatti consumatori «fiacchezza».

Concludendo, per ora, questo originale ed italianissimo movimento influenzò tutto lo scibile del tempo, e per questo voglio con i prossimi numeri di Oblomovpress approfondire tali influenze, partendo dalla pittura, dalla poesia, dalla fotografia, in pieno sviluppo, per giungere all’architettura e alla cucina.

Spero che mi seguiate con interesse…