set 17, 2014 | Post by: admin Commenti disabilitati

COSI’ VICINE, COSI’ LONTANE… di Giusi Fontana

 

‘Donne dal mondo’ – fotografie di Teresa D’Agnessa, in mostra al Fotocineclub di Foggia in via Ester Loiodice 1 c/o il Centro Sociale Padre Pio (fino al 23 settembre)

Il 12 settembre scorso è stata inaugurata al Fotocineclub di Foggia una mostra fotografica che definirei anche solo semplicemente bella: ‘Donne dal mondo’ di Teresa D’Agnessa. Delle volte tendiamo ad aggiungere aggettivi per rendere meglio l’idea del ‘bello’, e triplichiamo le parole; ma per questa esperienza dello sguardo, esperienza duplice – di chi ha guardato, l’autrice, e di chi, il visitatore, raccoglie le cose colte dal suo sguardo – credo che il puro concetto di bellezza non solo basti, ma vinca su quello, pur innegabile, dell’interesse.

Perché che sia una mostra interessante è indubbio, direi insito nel tema – il viaggio – per le numerose immagini scattate nei luoghi più disparati del mondo, dall’Africa alla Cina, dalla Siria alla Russia, e oltre.

Un’insegnante foggiana in pensione, la D’Agnessa, che ha già esposto le sue foto in altri contesti, e che soprattutto, fino a poco tempo fa – come lei stessa ha ricordato in occasione dell’inaugurazione tenutasi al circolo fotografico foggiano – ne ha fatto sapiente uso in quello spazio scolastico dove il linguaggio delle immagini serve spesso la didattica, al fine di consentire agli alunni un approccio più diretto e immediato con i luoghi del conoscere.

Ovunque donne: volti, abiti, mestieri, e il tutto ritratto da vicino. E’ proprio questo il particolare che più mi ha colpito: il fatto che vi siano segmenti di esistenza provenienti da luoghi così lontani, ma ripresi nello scatto a una distanza così ravvicinata che te li fa quasi sfiorare: primi piani o figure intere; raramente profondità di campo.

Ed è forse proprio questo perentorio balzare allo sguardo delle immagini che impatta il visitatore, e avvicina. Avvicina i luoghi e nello stesso tempo li lascia sullo sfondo, dietro le quinte di un proscenio al femminile assai accattivante: penso alle donne velate di Damasco, o a quella in burqa nero di fronte alla biblioteca di Alessandria d’Egitto – unica foto in cui compare anche un uomo.

In tal modo lo sguardo insieme si riempie e si svuota: si riempie di vite e di colori, e si svuota dei paesaggi, di quei paesaggi di seta che non ci sono rubati o svelati, ma che ancora possiamo custodire per alimentare i nostri sogni. E’ un po’, se vogliamo, il concetto di orizzonte mancato che l’immagine nota della siepe, nell’Infinito di Leopardi, sottende: la siepe, cioè, come limite necessario, per poter andare oltre con l’immaginazione.

Non un fotografare puramente documentaristico dunque, quello della D’Agnessa, ma una fotografia che, pur nella sua nitida costruzione dei confini, lascia ampi margini di esplorazione agli occhi dell’anima.

Riflettendo, mi sembra di trovare quasi un riscontro nel senso delle parole scelte dall’autrice per chiudere il discorso d’apertura (e anche qui, un ossimoro …): ‘La ragione del ‘mostrare’ può essere sintetizzata in un concetto: la voglia di condividere un Altrove’…

Ecco che allora, dietro ogni forma - bella – di umana donna, c’è ancora un Infinito da navigare 

L’immagine riproduce uno dei ritratti femminili di Teresa D’Agnessa in mostra