set 17, 2014 | Post by: admin Commenti disabilitati

FILIPPO TOMMASO MARINETTI di Antonio Carbone

 

In questa puntata parliamo del fondatore del Futurismo, l’eclettico e geniale Filippo TommasoMarinetti, nato ad Alessandria d’Egitto il 21 dicembre 1876 e morto a 68 anni in Bellagio il 2 dicembre 1944.

Si racconta che Marinetti amante della velocità, nel 1908, ebbe un incidente con la sua splendida Isotta Fraschini, uscì fuori strada per evitare dei ciclisti e finì rovinosamente in un fosso alle porte di Milano.

Per sua fortuna non riportò gravi conseguenze e questo per lui era un segno, infatti dichiarò: “mi sono rialzato dal fosso e mi sento un uomo nuovo, mi sono deciso a liberarmi degli orpelli dei decadentisti e del liberty” affermando che “distruggere i musei, le biblioteche, le accademie d’ogni specie e cantare le grandi folle agitate dal lavoro, dal piacere o dalla sommossa glorificare la guerra — sola igiene del mondo —, il militarismo, il patriottismo, il gesto distruttore dei libertari, le belle idee per cui si muore e il disprezzo della donna”.

Nacque così il Manifesto del Futurismo che pubblicato nel febbraio del 1909, prima dalla Gazzetta dell’Emilia di Bologna e poi nel famoso giornale parigino Le Figaro, diede a tale innovativo movimento culturale un respiro europeo ed una fama internazionale al suo autore.

La pubblicazione del suo Manifesto provocò a Marinetti una fama di personaggio originale e rivoluzionario, che con la sua idea di rompere tutti gli schemi letterari, poetici, pittorici, teatrali e persino culinari, voleva liberare il mondo dalle incrostazioni accademiche in ogni campo.

Le sue idee irrompevano nell’Europa agli inizi del 1900, alla vigilia della prima guerra mondiale, dove si assisteva allo sgretolamento dei vecchi Imperi e alla decadenza delle vetuste Monarchie, si sviluppava impetuosa l’era Industriale: le macchine, la velocità, il volo.

Ecco per gli amici di Oblomovpress il Manifesto del Futurismo, integralmente, in modo che vi facciate un’idea non mediata:

1. Noi vogliamo cantare l’amor del pericolo, l’abitudine all’energia e alla temerità

2.Il coraggio, l’audacia, la ribellione, saranno elementi essenziali della nostra poesia.

3. La letteratura esaltò fino ad oggi l’immobilità pensosa, l’estasi ed il sonno. Noi vogliamo esaltare il movimento aggressivo, l’insonnia febbrile, il passo di corsa, il salto mortale, lo schiaffo ed il pugno.

4. Noi affermiamo che la magnificenza del mondo si è arricchita di una bellezza nuova; la bellezza della velocità. Un automobile da corsa col suo cofano adorno di grossi tubi simili a serpenti dall’alito esplosivo… un automobile ruggente, che sembra correre sulla mitraglia, è più bello della Vittoria di Samotracia.

5. Noi vogliamo inneggiare all’uomo che tiene il volante, la cui asta ideale attraversa la Terra, lanciata a corsa, essa pure, sul circuito della sua orbita.

6. Bisogna che il poeta si prodighi con ardore, sfarzo e munificenza, per aumentare l’entusiastico fervore degli elementi primordiali.

7. Non v’è più bellezza se non nella lotta. Nessuna opera che non abbia un carattere aggressivo può essere un capolavoro. La poesia deve essere concepita come un violento assalto contro le forze ignote, per ridurle a prostrarsi davanti all’uomo.

8. Noi siamo sul promontorio estremo dei secoli!… Perché dovremmo guardarci alle spalle, se vogliamo sfondare le misteriose porte dell’impossibile? Il Tempo e lo Spazio morirono ieri. Noi viviamo già nell’assoluto, poiché abbiamo già creata l’eterna velocità onnipresente.

9. Noi vogliamo glorificare la guerra – sola igiene del mondo – il militarismo, il patriottismo, il gesto distruttore dei libertari, le belle idee per cui si muore e il disprezzo della donna.

10. Noi vogliamo distruggere i musei, le biblioteche, le accademie d’ogni specie, e combattere contro il moralismo, il femminismo e contro ogni viltà opportunistica e utilitaria.

11. Noi canteremo le grandi folle agitate dal lavoro, dal piacere o dalla sommossa: canteremo le maree multicolori e polifoniche delle rivoluzioni nelle capitali moderne; canteremo il vibrante fervore notturno degli arsenali e dei cantieri, incendiati da violente lune elettriche; le stazioni ingorde, divoratrici di serpi che fumano; le officine appese alle nuvole per i contorti fili dei loro fumi; i ponti simili a ginnasti giganti che scavalcano i fiumi, balenanti al sole con un luccichio di coltelli; i piroscafi avventurosi che fiutano l’orizzonte, e le locomotive dall’ampio petto, che scalpitano sulle rotaie, come enormi cavalli d’acciaio imbrigliati di tubi, e il volo scivolante degli aeroplani, la cui elica garrisce al vento come una bandiera e sembra applaudire come una folla entusiasta.

12. È dall’Italia che noi lanciamo per il mondo questo nostro manifesto di violenza travolgente e incendiaria col quale fondiamo oggi il FUTURISMO perché vogliamo liberare questo paese dalla sua fetida cancrena di professori, d’archeologi, di ciceroni e d’antiquari. Già per troppo tempo l’Italia è stata un mercato di rigattieri. Noi vogliamo liberarla dagli innumerevoli musei che la coprono tutta di cimiteri.

Come potete leggere in questi pochi articoli, oserei dire comandamenti, Marinetti abbatté tutto lo scibile del paese Italia; potete immaginare questa idea cosa provocò nelle varie Accademie italiane ed europee.

Ma dopo una prima reazione scandalizzata a quei tempi, ora a distanza di decenni, se analizziamo  le varie discipline artistiche, si vede come quelle oscene idee hanno influenzato l’arte mondiale.

Ebbene si, un movimento artistico italiano, dopo il Rinascimento, dettò le linee della cultura mondiale.

Questo è quello che con le mie puntate sul Futurismo voglio far conoscere ai lettori attenti e curiosi di Oblomovpress.