set 27, 2014 | Post by: admin Commenti disabilitati

L’OSSESSIONE DI CRISTOFORO COLOMBO di Nicola Lembo

Una vicenda persa nelle pieghe della storia, che si direbbe senza influenza sul mondo contemporaneo: la guerra fra Genova e Venezia invece ha forse impresso all’intera civiltà umana un preciso indirizzo geopolitico e culturale formando un mondo che altrimenti sarebbe stato profondamente ed irreversibilmente diverso. Genova aveva le sue stazioni commerciali sulle coste dell’Asia Minore e sul mar Nero, era quindi  più ad oriente di Venezia, che monopolizzava L’Egeo e Creta nel Mediterraneo, ma aveva accesso alla costa siriana, retaggio delle crociate.

Le due repubbliche erano aggressivamente gelose del controllo commerciale delle loro postazioni, anche se dividevano le opportunità che offriva Costantinopoli. Con la perdita dei possedimenti cristiani in medio oriente (1291, caduta di San Giovanni D’Acri, esclusivo fondaco veneziano dalla data della battaglia del 1258, combattuta naturalmente contro gli stessi genovesi) divenne vitale per i veneziani sottrarre a Genova le sue felici posizioni sul mar Nero, ma la battaglia di Laiazzo (1294) vide una grave sconfitta veneziana.

La Serenissima non poteva però desistere dal cercare la sua nuova via ad oriente, più esclusiva di Costantinopoli, riarmò la flotta ma venne nuovamente sconfitta (battaglia di Curzola, 1298). Entrambi i contendenti avevano a soffrire danni per i commerci e rischiavano di indebolire le colonie orientali, a fronte di battaglie che non si rivelavano decisive: per questo accettarono la pace proposta da Marco Visconti, Signore di Milano (1299).

La pace durò un secolo, ma nel frattempo non si risolse in opportuni accordi commerciali, per cui la tensione bellica rimase viva anche durante il periodo di tregua. Finalmente, nel 1378, il conflitto si riaccese con la guerra di Chioggia, presa dai genovesi insieme ad altri territori della laguna; la reazione di Venezia le portò il successo e la riconquista di Chioggia, ottenuta anche grazie all’artiglieria, impiegata per la prima volta in Italia (naturalmente l’uso dei cannoni da assedio fece grande impressione e venne rapidamente imitato).

La sconfitta di Genova non avrebbe dovuto essere definitiva, come non lo erano state quelle precedenti di Venezia; invece Genova non si riprese più dalla disfatta, a causa soprattutto dei contrasti politici interni. Genova soffriva delle lotte per il potere fra le casate nobiliari dei Doria, Guarco, Spinola, Fieschi, Fregoso, Montaldo, Adorno, Grimaldi, per citare quelle che si spartirono il potere cittadino; inoltre queste famiglie erano ulteriormente divise fra fazioni guelfe e ghibelline. In definitiva, Genova abbandonava le rotte commerciali con l’oriente senza alcuna speranza di ripresa, viste le subentrate condizioni di soggezione prima nei confronti di Milano e poi della corona francese.

Cristoforo Colombo respirò fin dalla nascita, nel 1451, la frustrazione genovese per aver perso un impero commerciale e l’odio verso Venezia che, seppure combattendo contro gli Ottomani, dominava l’Adriatico, l’Egeo ed era ormai la più potente forza mercantile in oriente. Colombo si rammaricava perché, se solo  i destini di Genova fossero stati diversi, avrebbe potuto sognare gloria e ricchezza nei commerci con l’oriente: questi erano ormai preclusi a Genova, come a chiunque altro in occidente per cui, per “colpa” di Venezia, le sue attività marinare dovevano limitarsi alle barbariche coste britanniche.

L’uomo era di ambizioni notevoli, sorrette da un forte coraggio che rasentava l’incoscienza e da una tenacia che riuscì a forzare il corso della storia: si propose niente di meno che di creare le condizioni che portassero a nuove rotte commerciali con l’oriente, anche a costo di passare da…occidente! Ormai solo così Venezia poteva essere sconfitta, soppiantata e relegata in laguna: cosa che effettivamente Colombo riuscì ad ottenere, anche se solo grazie alla maggiore, anzi spaventosa redditività che le rotte oceaniche riuscirono ad assicurare rispetto al commercio orientale: è il momento in cui si sposta il centro di gravità politico ed economico del mondo.

Ecco quindi che la sconfitta patita da Genova contro i veneziani, vicenda che sembra buona solo per la celebrazione di gloriosi ricordi cittadini e regate storiche, risulta essere il momento in cui il mondo intero (grazie all’ossessione di un unico individuo!) riceve un indirizzo imprevisto ed irrevocabile. La grande tenacia di Colombo resiste a numerosi tentativi infruttuosi (l’incontro col duca Medina Sidonia, col duca di Medinaceli ed il susseguente primo incontro, negativo, con la regina Isabella di Castiglia, i tentativi presso i sovrani di Inghilterra e Francia, fino al secondo e decisivo incontro con la regina Isabella).

E’ in pratica un’ossessione, a cui Colombo dedica i sette anni trascorsi in Castiglia in attesa di ricevere i finanziamenti necessari, oltre agli anni di elaborazione del progetto, di studio (relativo) delle carte nautiche e finalmente di preparazione al viaggio; nessun’ostacolo pare fermarlo, neanche l’assoluta inadeguatezza delle informazioni disponibili: il suo viaggio durò 70 giorni, ma solo perché incocciò nell’imprevisto continente, perché in Catai non sarebbe mai arrivato visto che avrebbe dovuto percorrere una distanza tripla; avremmo avuto soltanto l’ennesimo visionario che sacrifica la vita al suo delirio.

Soffermiamoci quindi sulla portata enorme che la sconfitta di Genova contro Venezia ha avuto per il mondo futuro; appare chiaro che Colombo abbia raggiunto il nuovo continente per caso e senza avere assolutamente le conoscenze scientifiche e cartografiche necessarie: ha evidentemente forzato i tempi della storia, giacché nessuno in Europa era tecnicamente in grado di pianificare con raziocinio tale impresa. Il nuovo continente però in ogni caso avrebbe dovuto essere scoperto, ma non dagli spagnoli; Isabella di Castiglia si risolve a finanziare Colombo non per un particolare credito che riconoscesse al suo folle progetto ma per intercessione di Juan Perez, suo confessore personale, e del vescovo Alessandro Geraldini, altro confessore di Isabella, uomini che avevano il potere di influenzare le decisioni della regina con argomenti mistici più che scientifici o economici…

CHI avrebbe conquistato allora le ricchezze del mondo nuovo, chi avrebbe avuto la possibilità di popolare il nuovo continente a scapito degli indigeni, approfittando delle enormi ricchezze da lucrare, per raggiungere un indiscusso primato militare ed economico (e culturale, non va trascurato) sul mondo intero? L’Europa usciva da una gravissima crisi economica e culturale; dalla caduta dell’impero romano, negli ottocento anni successivi aveva conosciuto solo il regresso causato dal predominio militare delle nazioni nate dalle invasioni barbariche: niente più acquedotti né cloache, né bonifiche né biblioteche: l’intera cultura classica sembrava persa, almeno fino al ritiro degli Almohadi da Siviglia e dal resto dell’Andalusia (1248) e poi degli Omayyadi dal regno di Granada, ultimo territorio riconquistato dagli spagnoli (1491).

E’ proprio a queste date che occorre far risalire il primo germe di quello che sarà poi chiamato Rinascimento della cultura europea: le biblioteche arabe di Siviglia e Granada si rivelarono tesoro prezioso e meta imprescindibile per gli studiosi di tutta Europa; si rinvennero i classici della filosofia greca che si credevano perduti, così come gli studi di astronomia, matematica, geometria che racchiudevano il sapere degli antichi greci ma anche  i testi scientifici arabi, consistenti sia nelle scoperte dei musulmani che nelle loro traduzioni delle scienze orientali. Ecco allora un chiaro indizio di quali potessero essere i candidati più accreditati per la scoperta dell’…America? O piuttosto dell’Alhambria…

I navigatori arabi sembravano essere da tutti i punti di vista in vantaggio: in possesso di cognizioni astronomiche, matematiche, geometriche, cartografiche e di un sapere che solo in quegli anni gli eruditi di Europa andavano riscoprendo (e ne sarebbe passato di tempo prima che tali cognizioni entrassero nella cultura “collettiva” e nelle corti europee); ma su tutto è rilevante il vantaggio degli arabi proprio nelle esplorazioni geografiche: i mercanti europei percorrevano più volentieri i tragitti di terra, sulle orme di Marco Polo, o si accontentavano di ricevere le merci nelle loro stazioni costiere sul mar Nero o sulla costa siriana; negli stessi anni i navigatori arabi facevano fondamentali esperienze nell’oceano indiano: esemplare la storia di Ahmad ibn Majid ibn Muhammad al-Saʿdi al-Jaddi al-Najdi, in arabo: احمد بن ماجـد محمد السعدي الجدي ﺍﻟﻨﺠﺪﻱ

Nato nello Yemen intorno al 1420, navigò attraverso l’oceano Indiano (Ceylon, Sumatra, Madagascar); era un valente astronomo e ci sono pervenute le sue descrizioni di diversi strumenti di navigazione, come la bussola magnetica, inventata dai cinesi e portata in Europa appunto dagli arabi e dagli amalfitani, ma soprattutto fu un componente fondamentale della spedizione di Vasco De Gama in India (1492), cosa naturalmente misconosciuta in occidente (ne andava l’orgoglio nazionalista della scoperta; a bordo lo conoscevano come Malemo Canaqua, dal termine arabo “kanaka” che indica l’astrologia marittima, e questo ci informa sull’importanza a bordo di Ahmad ibn Majid).

Egli intendeva aiutare volta per volta la spedizione, senza rivelare in toto le sue conoscenze: fra l’altro, avrebbe evitato il naufragio avvertendo Vasco de Gama di forti correnti marine in prossimità della costa indiana. I marinai invece sarebbero riusciti a fargli rivelare le sue conoscenze della regione “incoraggiandolo” con l’uso di alcool.

Stabilito che gli arabi erano in possesso di informazioni migliori riguardo all’arte del navigare, dell’osservare le stelle e del tracciare mappe, si ricava che fu solo l’ossessione di Colombo, che ci é piaciuto immaginare come dettata da odio e sentimento di rivalsa nei confronti di Venezia, che ha consentito nelle successive spedizioni ai navigatori di Spagna e Portogallo di attraversare l’oceano Atlantico con le conoscenze necessarie su tempi e modalità di navigazione. Altrimenti? Facile immaginare che i destinati a scoprire le …”Americhe”, ma chissà come si sarebbero chiamate, sarebbero stati gli Arabi. Meglio? Peggio?

Non ha molto senso discuterne: oggi potremmo avere una democrazia musulmana in una capitale equivalente a Washington ed un’enclave integralista cristiana assediata sulle alture attorno a Tubinga… ed in ogni caso mancherebbe qualunque controprova, ma non vi è dubbio che sarebbe stato un mondo molto diverso.

Ah, in tutto questo, comunque, la scoperta dell’America segnò la fine della potenza commerciale di Venezia; il Mediterraneo dopo essere stato per 2000 anni il centro della civiltà diventava un lago da commerci interni, a fronte dell’immensità degli oceani: la vendetta di Colombo era compiuta!