set 27, 2014 | Post by: admin Commenti disabilitati

UNO SVIZZERO VENUTO DA LONTANO di Marco Biscotti

 

Si chiama Bernhard e viene dalla Svizzera con la sua Ford Modello T, anno di costruzione 1926. La sua Tin Lizzie – è questo il nome con cui gli americani la chiamavano, letteralmente: lucertolina di latta – lo sta portando in giro per l’Europa ad una media di 60 km/h, naturalmente senza utilizzo di autostrade, né di navigatori, ma solo con l’ausilio di una bussola e di una cartina geografica. Nel suo peregrinare, ha toccato nazioni come Germania, Francia, Inghilterra del sud, Spagna, Portogallo, per poi ridiscendere lungo le coste europee del mediterraneo, valicare le Alpi, calare su Roma e di lì finalmente giungere a Lucera, tappa intermedia prima di arrivare a Brindisi, imbarcarsi verso l’Albania e proseguire un viaggio che lo condurrà sino in Norvegia.

Ricordo ancora quella calda mattina di inizio agosto, era mezzogiorno allorché vidi arrivare in Villa questa curiosa automobile condotta da un arzillo signore. Di primo acchito fu l’auto ad attirare la mia attenzione, poi osservai con più cura gli adesivi sull’auto e subito l’occhio cadde su quell’immagine dell’Europa percorsa in lungo e in largo da una linea, quasi a descrivere un percorso. Mi si insinuò un dubbio. Vuoi vedere che…….?

Lascio stare l’auto e mi concentro sull’uomo. Lui scende dalla sua Tin Lizzie ed è subito circondato da una piccola folla di curiosi. Bernhard subito incendia la mia fame di sapere e mi racconta che sta seguendo quel percorso disegnato sull’auto. Ciò mi basta per convincermi di trovarmi di fronte ad una specie di “marziano cavernicolo”, al quale dover fare le consuete domande che si possono fare ad un extraterrestre: di che materia siete fatti? Da dove vieni e dove vai? E soprattutto il motivo per il quale fosse proprio a Lucera.

Faccio valere la sacra legge dell’ospitalità e decido di portare Bernhard a mangiare pietanze tipiche italiane; dove? A casa mia, naturalmente. Non vi dico lo stupore della mia famiglia quando mi vedono arrivare in bici, precedendo Bernhard con la sua auto del ’26. Cerchiamo di mangiare, ma per il povero svizzero, che parlava italiano, ad ogni assaggio di cibo doveva pagare dazio e rispondere ad una caterva di domande.

Avevo bisogno di creare un feeling con l’ospite, ed avevo l’asso nella manica, precisamente nel garage. Eccoci qui di fronte ai miei mezzi d’epoca; lui resta affascinato dalla Lambretta, incuriosito dalla Vespa e dagli altri mezzi, ma il suo occhio cade su lei, la mia Fiat 500 L  anno di immatricolazione 1970, restaurata e tenuta come un gingillo. E’ letteralmente affascinato da quel gioiello di meccanica italiana, non riesce a capacitarsi come in così poco spazio siano riusciti ad ottenere una superficie sufficiente per ospitare quattro persone (in verità sono riuscito a farne entrare anche sette dentro, ma non ditelo alla polizia!).

Da qui in poi inizia il mio personale tour introspettivo nell’universo-Bernhard. Prendiamo la mia 500 e facciamo un giro per i monumenti romani di Lucera. Ecco il motivo del suo viaggio: Bernhard è un giornalista in là negli anni, senza una famiglia che lo attenda a fine giornata, e soprattutto un po’ strambo, al punto da decidersi a fare quello che sta facendo. E’ in giro per l’Europa senza navigatore! Il suo unico riferimento è un vecchissimo telefonino con il quale ogni sera detta il diario di viaggio ad un collega. L’idea è quella di redigere un libro a fatti compiuti. Pensavo ad un libro che richiamasse il mondo dell’antica Roma, ed invece, mentre girovaghiamo attorno al perimetro dell’anfiteatro, capisco che l’idea di romanità è solo uno spunto nella sua ricerca, uno dei tanti. Con il suo italiano francesizzato mi chiedeva di qualunque argomento sfiorato nei nostri discorsi «…e tu cosa ne pensi?».

Dire la propria opinione è come mettere a nudo la propria anima. Tanto più la persona che abbiamo di fronte ha carisma, tanto più calibriamo le parole che diciamo. Alla fine delle mie soppesate risposte, indicando quel posto dedicato al Divo Augusto, lui mi dice: «Vedi, questa è Istoria, meh…cosa sarebbe la histoire senza le storie personali? La tua è una Istoria, questo incontro casuale è una Istoria, quello che cerco sono queste, le storie della gente!».

Senza saperlo ero finito in qualche riga del suo libro.

La cosa che davvero mi ha fatto impallidire è la sua “incoscienza” del tempo: Bernhard è in giro per il mondo da tre mesi e fa tutto senza tenerne minimamente conto. Piega il tempo alla sue esigenze ed annota religiosamente sulla sua agenda impolverata tutto ciò che lo ha fatto riflettere. Annota idee, consigli e ricoveri per il prosieguo del viaggio. Insomma, va incontro al domani avendo un’idea di base di ciò che lo aspetta, calamitando persone e storie che diventano linfa del suo viaggio.

NB: Sulla pagina FB https://www.facebook.com/Mechanalog/timeline potrete trovare i contributi fotografici che raccontano il prosieguo di questa storia.