dic 12, 2014 | Post by: admin Commenti disabilitati

LA GEISHA IN BLUE JEANS di Lucia D’Angiò

 

Sedurre qualcuno con il solo sguardo, affascinarlo con gesti, suoni, conquistarlo con conversazioni attente ed eleganti, senza desiderare o provare sentimenti. Un’abilità, questa, che ognuno di noi dovrebbe apprendere e donare al partner, nel momento in cui viene scelta dopo essere stata valutata come opera d’arte.

Mi soffermo, per un attimo, ad immaginarmi nelle vesti di Geisha. Un sorriso affiora sul mio volto, i miei occhi si illuminano di una luce inedita, il piacere di una nuova sfida pervade il mio corpo di un’energia inspiegabile. Come in un gioco, elenco tutte le regole che bisogna conoscere per poter sperare di giungere vincitrice alla fine della partita. Una partita che ho deciso di giocare a favore dei miei avversari: gli uomini.

Regola numero uno: cambiare nome. Penso e ripenso, dovrebbe essere quello di un fiore che rievochi profumi, forme e movenze seducenti. Passo in rassegna quel piccolo mondo che ho ricreato intorno a me e in cui mi rifugerò ogni volta che diventerò Hikari (Luce), quella stessa luce che rivela e svela, e che rischiara il percorso di chi vorrà accogliermi nel proprio gioco.

Dopo aver deciso il nome, quello che mi si attaglia a pennello, dovrei incominciare il mio apprendistato da Maiko, la prima tappa di un lungo tirocinio che mi porterà un giorno a diventare Geisha. Da subito però mi rendo conto che riuscire a rappresentare la perfetta incarnazione dell’Iki, la grazia in senso lato ed estetico, risulta molto difficile per una donna occidentale, se non addirittura impossibile. Dovrei seguire corsi di canto, danza, dovrei esercitarmi nel discorrere cordialmente e imparare tutto sulla cerimonia del tè, sull’evoluzione raffinata del vestire i Kimono, sul maquillage e sulle acconciature. Devo assolutamente escogitare un modo per raggiungere il mio obiettivo, eludendo le prescrizioni fin troppo rigide della tradizione germogliata nel Sol Levante.

Di fronte allo specchio osservo, scruto la mia figura, piccola ed esile, provo a congetturare cosa potrebbe attrarre l’attenzione di un uomo, qualcosa però che non susciti solo interesse carnale ma pura ammirazione ed apprezzamento, un quid che possa anche incuriosire. Ho una miriade di lentiggini a ricoprirmi le spalle, disegnando mappe planetarie inaspettate, ingrediente visivo da non trascurare nella presente ricerca ludica dell’incanto esotico, orientale e antico, celato nell’altra metà del cielo europeo. Come per le Geisha che lasciano scoperte la nuca, detta komata – parte del corpo ritenuta focale dell’erotismo nipponico e che dipingono di polvere di riso bianca, conservandone una sezione al naturale a forma di “V”, dettaglio che ne accentua la sensualità – così io non impedirò alle mie spalle di mostrarsi né di ostentare la propria costellazione di macchioline, nell’auspicio che sappiano catturare lo sguardo maschile in un labirinto di esperienze d’amore coinvolgenti tutto l’essere: sensi, mente e spirito.

Non amo il trucco eccessivo né le mirabolanti architetture tricologiche, perciò i miei avversari dovranno accontentarsi di un leggero velo di fard che sfiorerà le mie guance come un soffio di vento che insieme accarezza e turba, e di un sobrio taglio alla garçonne, in contrasto con la dolcezza e la femminilità del mio volto. Sostituirò i bellissimi Kimono di tonalità e fantasie che richiamano i colori della natura, con i miei abiti giornalieri, semplici T-shirt e blue jeans; le mie comode scarpette basse prenderanno il posto delle impegnative calzature giapponesi di legno. La mia dialettica spigliata, ricca di argomentazioni e di forza persuasiva, servirà a condurre i miei avversari al traguardo, non senza averli prima accompagnati nei meandri più reconditi della mia mente, dove io sola, infatti, sono portatrice della tecnica e dell’astuzia necessarie per attraversarli e sfidarne i percorsi tortuosi.

Io, come Hikari, irradierò la mia luce in quel dedalo di vie per indirizzare i miei avversari dentro la verità irresistibile dell’arte, gustandone insieme il sapore della vittoria.