mar 28, 2015 | Post by: admin Commenti disabilitati

IL CONSIGLIORI di Nicola Lembo

 

Boss Capomandamento: Peppe Caccìa

Capocosca: Totò Redotto

Capocosca: Pino Suttana
Capocosca: Michele Petruso
Consigliori: avvocato Rocco Ramolese

Altri

Capomandamento Caccìa: “Quattromila pagine…un intero scatolone di fogli…cosa avrà avuto da cantare ‘stu curnutu per riempire tanta carta…”    

Capocosca Redotto: “C’e’ qualcuno che ha letto tutto?”
Consigliori avvocato Ramolese: “Io…l’ho dovuto fare…”
Capocosca Petruso: “Già. Però mi rimane da capire che ci fa in commissione uno che non appartiene alla commissione e perché segue questa camurrìa nei particolari.”
Boss: “Lasciati pregare, Michelino; un cartone intero di fogli zeppi di cacate di mosca ognuna delle quali può significare ergastolo: andavano lette tutte, con attenzione e competenza… in ogni caso é solo un avvocato che può ritirare le carte depositate dall’accusa e quindi l’avvocato ci sarebbe entrato comunque; é comunque un avvocato che può valutare la portata del danno e a questo punto tanto vale che sia lui a spiegarci parole e musica della canzone che ha cantato Antonino”.
Petruso: “Bene, Ramolese é un avvocato, è anche uomo di fiducia di Vossia, e sta bene; é anche amico della carogna che ci vuole fottere, però”.
Boss: “Non cominciare a pisciare fuori dal rinale, Michilì; tutti noi avevamo familiarità con Antonino, anche tu; altrimenti non ci saresti in quella montagna di carte… avvocato, c’é il nostro capocosca Petruso nelle dichiarazioni del pentito?”
Consigliori: “C’é”.
Boss: “Era amico con tutti noi, altrimenti non parleremmo di tradimento. Oppure vuoi riferirti ad una particolare frequentazione, a legami per cui l’avvocato Ramolese sarebbe più leale con Antonino che con me? Sai qualcosa che io non so? E, nel caso, mi spieghi perché me ne parleresti solo adesso?”
Petruso: “Una particolare frequentazione, certo, una più intima familiarità, ma questo non diminuisce la lealtà del consigliori nei confronti di Vossia…”
Boss: “Bene. Michilino ci ha fatto grazia di riconoscere che le mie persone di fiducia sono degne della mia fiducia…Andiamo avanti. O ci sono altre obiezioni?”
Caccìa: “Non credo…vero, signori? Del resto, l’avvocato Ramolese é qui per illustrarci il contenuto della deposizione, non per decidere provvedimenti al posto nostro; se provvedimenti andranno presi. Allora, avvocato, per cominciare, pensa di poter riassumere le linee generali? Poi vediamo se c’é cosa, in particolare…”
Consigliori: “Posso intanto riferirvi le impressioni che ne ho ricavato. Ha parlato tanto…tanto ma non troppo, forse. Li ha portati in giro, li ha scarrozzati per Palermo, con qualche puntata anche fuori, nella regione”
Caccìa: “Accenna a rapporti col continente?”
Consigliori: “No, niente del genere, si è tenuto molto al di sotto… Antonino, dicevo, ha parlato tanto e di molte cose: ho letto le quattromila pagine, ma avrei ottenuto lo stesso risultato se avessi sfogliato una raccolta di giornali degli ultimi anni”.
Redotto: “Si spiegasse, avvocato. Che vuole significare, che ha preso per il culo il PM? Che stiamo a preoccuparci per niente?”
Petruso: “Oppure che stiamo già pronunciando l’assoluzione per quella carogna?”
Boss “Ridalli, Petruso. Qua sei tu che arrivi già alle conclusioni; anzi sembra che te ne sei portate di già confezionate, e qualcuna riguarda me”.
Petruso: “Non é mia intenzione, assolutamente, mi riferivo al consigliori di Vossia che…”
Boss: “…che é persona mia quindi se sbaglia avrò sbagliato anch’io, e ne riparleremo; adesso procediamo, finalmente, e cerchiamo di rimanere sull’argomento. Le polemiche facciamo sempre in tempo a farle alla fine”.

Consigliori: “Mi spiego meglio; Antonino ha raccontato cose che già sanno tutti; ha fornito qua e là un po’ di particolari che nuoceranno a chi é già imputato, ma rivelazioni nuove non ne fa… o quasi; quello che fa mettere a verbale comunque, e che non si era sentito prima, tratta in ogni caso di faccende sue, e qui non paga dazio perchè l’accordo che ha fatto per «pentirsi» sicuramente esclude che sia raggiunto da nuovi capi di imputazione; parla di suo fratello, che al cimitero nessuno potrà andare a sconcicare; cerca di distrarre i PM con i particolari della tecnica omicida di Tonino l’accetta (anche lui defunto), dello scarmazzo che fece quando, per scannare il povero Scinnito, prima di spaccargli la testa fece in tempo a distruggergli casa, eppure insisteva a fare omicidi su commissione con l’ascia, lo ricordate? Solo con l’ascia: si andava a rischiare una sparatoria? E lui ci andava con l’accetta…insomma, Antonino ha accusato se stesso, i morti ed i carcerati”.
Caccìa: “Non voglio sollevare gli stessi dubbi di Michelino, ma mi riesce abbastanza difficile accettare che i PM si siano lasciati incantare…pur senza mettere in dubbio l’accuratezza dello studio delle carte fatto dall’avvocato e la sua capacità di comprensione (l’abbiamo già stuzzicata abbastanza, caro Ramolese): ma qui stiamo parlando di impunità o perlomeno di forti sconti di pena offerti prendendo poco, molto poco in cambio…qualcuno ha una spiegazione?”
Suttana: “Può dipendere da quello che effettivamente vogliono i PM…o da quello che non vogliono”.
Redotto: “Non é poi tanto insolito: i PM potrebbero preferire non affrontare nuovi capi di reato; non devono essere necessariamente PM amici, che in questo caso lo sapremmo e non avremmo da meravigliarci. Potrebbero voler evitare inchieste rischiose, per la salute o la stabilità politica, ma può anche bastare la pigrizia che affligge a volte i dipendenti statali… e comunque per i PM un pentito che detta quattromila pagine é in ogni caso un successo”.
Boss: “Teniamo presente anche che solo chi si studia bene i processi può valutare l’apporto di confessioni come questa: un’analisi superficiale citerà il numero di omicidi di cui si dà conto, si perderà fra furti e rapine, poi un po’ di colore e folclore e un teatrino come quello messo su da Antonino fa il suo giusto effetto”.
Petruso: “Quindi, avendo parlato solo di soldati, e solo di quelli già imputati, se non ha fornito al PM argomenti nuovi ne concludiamo che una punizione per Antonino é inopportuna? O gli diamo magari un bel premio?”
Boss: “Siamo qui proprio per decidere; quanto al «premio» direi che Antonino é ancora in corsa…ma non affrettiamo le conclusioni, qualunque esse siano. Che si esprima ognuno, compreso il mio consigliori: non voterà, ma rimane l’unico, ad oggi, ad aver letto le carte”.
Consigliori: “Non escludo che qualcuno dei presenti abbia la facoltà di leggermi nel pensiero, ma sottolineo che io una mia opinione non l’ho espressa, mi limito a descrivere il contenuto delle carte:
1 – nessun elemento nuovo valido per una qualsivoglia indagine;
2 – aggrava la sua posizione come segno di buona fede verso gli inquirenti (e possiamo anche dire che sono problemi suoi)

ma…

3 – aggiunge nuovi elementi probatori a processi in corso o che devono ancora cominciare.
Sono carte ben spese, giacché si ferma ad un livello molto basso e potremmo concludere che la sua delazione, processualmente, non procurerà gran danno”.

Caccìa: “In teoria lei non dovrebbe esprimersi, avvocato, ma ora dò ragione a Michele, lei sembra suggerire un’assoluzione…”
Consigliori: “Lei trova? Mi soffermerei sul terzo punto che ho citato: per le sue dichiarazioni, molti ragazzi già imputati, alcuni già in carcere, vedono annullate le loro possibilità di difendersi; é vero che si tratta di processi già chiari, che con ogni probabilità si chiuderanno con delle condanne, ma tutti sappiamo quanto anche un piccolo lumicino di speranza, quando si é in carcere, possa sembrare la luce che si vede dal fondo del pozzo.
Questi sono ragazzi che si sono affidati a noi, hanno fermato su se stessi le responsabilità e non hanno cercato sconti di pena; adesso un pentito cancella le loro speranze, per quanto flebili siano; e anche se hanno accettato la possibilità di una condanna non é un buon segnale lasciare impunito Antonino: passerebbe l’idea che la delazione paga, che non ci si può fidare della onorata società, che si é lasciati senza difesa.
Non solo:ogni giovane magistrato che vuole farsi un nome, che dico, ogni insulso sbirretto di paese si sentirà autorizzato a darci addosso, pensando che non siamo capaci di reagire a defezioni dalla società, che non riusciamo a punire gli infami, che siamo deboli.
Non avrete sollecitato direttamente la mia opinione, ma mi trovo costretto ad esprimerla, per via delle illazioni sull’amicizia fra me ed Antonino, e la mia opinione é questa: che Antonino non può evitare di pagare lo scotto della delazione; non é in gioco solo l’esito di processi già segnati, ma qualcosa di più importante: l’autorità di tutta l’organizzazione”.

Boss: “E con questo é sistemato chi le risposte pretende di saperle prima che si sia parlato.
Ci sono opinioni differenti?
…Bene, Antonino Consommo é morto nel cuore degli amici”.