giu 17, 2015 | Post by: admin Commenti disabilitati

CONTROPIEDI E RIPARTENZE di Antonella Corna

 

Basta, non ne posso più. Devo assolutamente fare qualcosa, farmi venire un’idea, trovare una soluzione, perché ogni volta che mi sdraio sul divano per godermi una partita… mi va di traverso il relax. Mi innervosisco, mi si altera il senso estetico, mi resta appiccicata una sensazione stucchevole, un disgusto letterario peggiore del rigurgito causato dalla birra, una dissonanza che mi disturba a cadenza ciclica, uno sgradevole abuso cacofonico.

Non so, forse esagero, ma vorrei proprio sapere che fine ha fatto il caro, vecchio, adorabile, incomparabile “Contropiede”. Perché è scomparso? Per quale ragione ha lasciato il posto all’inascoltabile “Ripartenza”?

Una volta le parole vecchie non venivano più utilizzate perché cadevano in disuso, mentre le nuove si prendevano a prestito da altre lingue, in mancanza di vocaboli per concetti corrispondenti nati altrove. Oppure nascevano dal nostro spropositato bisogno di esterofilia. Ma la ripartenza che c’entra?  Non soddisfa neppure le nostre manie anglofile!

Era così bello il contropiede! Scattante, allegro, improvviso, corsaro e pieno di aspettative, fantasioso, esattamente agli antipodi della ripartenza che è lenta, graduale, monotona e prevedibile.

Nel concetto di contropiede è implicita la precisa volontà di strappare la palla all’avversario, di sorprenderlo in velocità ed in intuito, coinvolgendolo in una acrobatica cavalcata verso la meta. Il contropiede è l’immagine del corpo vigoroso dell’atleta che vola stagliando i suoi muscoli nell’aria. Il contropiede è un sogno di rivincita e un desiderio di esultanza.

Nella ripartenza, invece, i giocatori sono già stanchi, senza idee, senza guizzi, senza la volontà di cambiare il destino della partita, perché la ripartenza è come il treno quando riparte sbuffando,  presuppone una fiacca atavica, che ti blocca alle caviglie.

La ripartenza è proprio brutta ma impazza ovunque, non solo in ambito calcistico, forse perché in Italia l’unico gusto che ci resta è quello dell’orrido. Provate ad ascoltare un telegiornale e contate quante volte i politici abusano di questo termine, con l’avallo dei giornalisti che sfoggiano con vanto  il nuovo neologismo.

Voglio dire a tutti una cosa. Cari giornalisti sportivi e non, cari politici eticamente corretti e non, cari cittadini consapevoli e non, smettetela di esprimervi come se foste ad un raduno di merli indiani! Esprimetevi con classe! Conservate il gusto per il bello, date dignità alle parole, custodite il senso di un’estetica anche verbale perché la parola ci rappresenta, tutti.

Ma soprattutto ridateci il contropiede!

Perchè per ripartire davvero bisogna scattare in avanti a passo di corsa, ma per restare nella storia, non solo calcistica, c’è bisogno che il passo abbia un suo stile!