ott 07, 2015 | Post by: admin Commenti disabilitati

POSTUMI DIALETTICI DI UNA RAPINA di Nicola Lembo

 

Dunque, rileggiamo, che magari c’é da limare un po’…

“Le crisi economiche risvegliano i mostri; la gente appena non ha la pancia piena sragiona. E’ come nella Germania di Weimar, quella della crisi economica che portò al nazismo ed alla seconda guerra mondiale: allora la colpa era di zingari ed ebrei; adesso sempre degli zingari e degli immigrati.

Saremmo in crisi non per la perdita di competitività delle nostre merci, per la qualità scadente dei nostri prodotti industriali; siamo in crisi perché gli stranieri ci toglierebbero il lavoro affossando l’economia; però:
- all’”economia” gliene frega poco di chi è a lavorare, l’importante é che vi sia qualcuno che produce, guadagna e spende, a prescindere dalla carta d’identità;
-  vorrei sentire chi si sente defraudato dal lavoro di muratore a giornata sulle impalcature senza protezioni ed assicurazione;
- vorrei conoscere chi si sente privato della raccolta dei pomodori sotto il sole a picco a 40 gradi, per non parlare della paga…e non ho voglia di continuare, tanto mi sembra tutto così’ scontato.
Poi però ti accorgi che la quantità di idioti che sragionano é enorme.”

Bene, superficiale il giusto; del resto non é che gli argomenti xenofobi siano raffinati.
Non amo granché dispensare saggezze spicciole col ditino puntato ed inoltre mi tirerò addosso anche qualche polemica stucchevole e qualche raffermo distinguo…per cui, chissà chi me lo fa fare…ma tant’é, al lavoro a quest’ora devo pure inventarmi il modo di perdere tempo, quindi…
là… invio, che il post viaggi pure nell’etere di Facebook.

Ogni tanto però qualcuno entra in farmacia, non é che stia solo a perdere tempo; eccone un altro: passo rapido e concitato, l’ennesimo che stasera si é guadagnata la sua mezz’ora di oblio chimico; già mi avvio al cassetto delle siringhe quando, giunto a due passi da me…

FERMI TUTTI, STOPPA L’IMMAGINE…

Ecco, così: questa é la foto che mi rimarrà impressa per i prossimi anni e marchierà la rapina numero 5 della mia carriera professionale; é anche l’immagine a cui attingerò per la descrizione da fare ai carabinieri: statura medio bassa, corporatura robusta, pelle scura, ma mi pare sia solo abbronzatura, aria torva e cattiva… quindi non mi proverò a contrastarlo.

Assurda maglietta azzurro acceso, che se dovesse rimanere in zona, gli causerà una cattura in tempi record. Infine, nella mano destra un taglierino, che posso immaginare avanzare verso la mia pancia.
Bene, é ora di rimettere in moto le immagini: il taglierino in effetti avanza spinto dal braccio anche se mancano ancora un paio di metri perché debba davvero preoccuparmi…ma forse é bene che incominci a preoccuparmi: e quello, biascicando: “la cassa, la cassa!” mi é addosso e temo che abbia scelto una strategia cruenta, darmi cioè ogni caso un colpo, per “ammorbidirmi”; quindi mi affretto a fare uno scarto di lato e accompagno la pressante indicazione “di là! Di là!” con gesti distesi delle braccia, ad indicare la cassa.

Questo stronzo pare pensarci un attimo, quasi avesse davvero data per certa la necessità di colpirmi per ridurre le mie resistenze; poi stolidamente si volta verso la cassa, distante solo un paio di metri, e vi affonda entrambe le mani. L’idiota mi volge le spalle, potrei colpirlo in qualunque modo, se fossi armato, ma basterebbe il toglifustella che ho a portata di mano, con i suoi sicuri due centimetri di lama robusta…ma non ci penso nemmeno, anzi sposto lo sgabello su cui riposavo accanto al banco, in modo da farlo uscire il più rapidamente possibile.

Venti secondi in tutto, praticamente un record: mi sono sempre vantato di saper mettere fretta ai rapinatori in modo che assumano un ritmo concitato, frenetico (non é difficile, essendo portati essi stessi per una soluzione rapida dell’azione, compatibilmente però con la necessità di portar via i soldi): a questa maniera si ritrovano fuori prima di aver realizzato che stringono in mano poche banconote fra le meno nobili ed hanno invece trascurato di verificare cassetti e spazi sotto la cassa, dove TUTTI gli esercizi commerciali “nascondono” le banconote di maggior valore e, soprattutto, che hanno dimenticato di chiedere cellulare e portafogli al farmacista (non sono così fesso da tenerli con me al banco, ma comunque nascerebbero pesanti trattative).

Adesso devo chiamare i carabinieri, fornire subito una descrizione del rapinatore, che spesso si attarda in zona, non in quanto scemo, ma perché deve raggiungere il pusher che in precedenza gli ha rifiutato il credito. I carabinieri però arrivano in farmacia dopo una ventina di minuti senza averlo trovato; a questo punto si tratta solo di subire la noia (io, ma anche loro) della montagna di scartoffie.

Sono arrivati in quattro: due di quartiere, ragazzi dalla faccia cordiale, solo all’apparenza ingenua; due della mobile, più alteri e supponenti, solo apparentemente scafati: é il loro capo che passa a condurre l’indagine…e al momento il soggetto della loro indagine sono io: non deve stupire, a cercare di individuare il rapinatore ci si penserà domani, usando le immagini delle telecamere.

E’ che il capo é incerto: segna la somma ufficiale che risulta dalla chiusura della cassa, ma non ci crede che ho lasciato 600 euro al rapinatore, suppone che li abbia salvati e non procede col verbale; si é inceppato. Allora decide per la provocazione:
- “Ma lei perché non ha reagito?” Chiosa con aria sfottente, come a meravigliarsi della mia pochezza virile di fronte alla modesta minaccia. E’ che l’argomento per ora non é la rapina, ma l’assicurazione: mi passa la palla, che sia io a farvi riferimento (ammettendo di non avrei reagito perché assicurato)… troppo debole il traversone perché possa fare autogol:
- “Reagire? Non in questa vita; come lei ben sa una cosa é un reato contro il patrimonio, tutt’altra le lesioni personali; se faccio male a quell’idiota per difendere poche centinaia di euro il giudice mi fa a pezzi: e uno. Quindi, due: salvo 600 euro e ne spendo 3.000 di avvocato solo per entrare in tribunale; infine, per gradire, tre! Con tanto di telecamere che riprendono come lo colpisco alle spalle, neanche posso invocare la legittima difesa”.

- “Eh, lo sappiamo, le nostre leggi, i nostri giudici, certe volte sembra che garantiscano più i delinquenti che le persone oneste!” banaleggia, ma non mi garba aderire a triti luoghi comuni (…ma pure le frasi fatte, del resto…):
- “Lei crede? Potremmo anche trovarlo giusto: farei del male ad una persona obnubilata da alcool o droghe, oppure spinto dal bisogno, per una somma infima” (e no, non te lo dico che siamo assicurati, non ti ci faccio mettere becco), “ma anche a voler essere cinici, mettiamo che gli buco un rene o gli lesiono la milza, lo devo mantenere fino a che campa… e quanto costerebbe alla collettività, in operazioni chirurgiche, cure mediche, magari pensione… 100 a 1 rispetto a quello che ha rubato”.

E la serata scivola via così, fra amene chiacchiere, senza alcun cenno all’assicurazione…per ora.
- “Allora domani mattina verrà in caserma, per il riconoscimento delle foto” (scontato)
- “certo, certo…” (svogliato)
- “E’ preciso dovere civico”- (intimante!)
- “Ma ci mancherebbe che mancassi…” (…manco pa’ capa…) (un po’ sfottente).

Dov’ero rimasto? Ah, gli immigrati:
“Se vai in Val Brembana, o nella Maremma Maiala, e chiedi: O’ te, bischero, te ttu mi dici qual è l’emergenza in Italia?”

Quelli ti rispondono:
- “”O bella, ma indove ettu vivi? Ma gli immigrati clandestini, maremma maiala!”
E il bischero magari un clandestino non l’ha mai visto, al massimo conosce un muratore rumeno perché gli ha fittato a 300 euro la casina di campagna, vuota dal medioevo”.
Bene, mi piace, si invii anche questa e prepariamo i pop corn.