ott 28, 2012 | Post by: admin No Comments

Quando il ridicolo sgorga dalla bocca dei Padani di Alfredo Padalino

 

La parola Insubria è presente da secoli nel lessico italiano come lemma di ascendenza latina. Nelle sue celebri “Notizie naturali e civili su la Lombardia” del 1844, anche Carlo Cattaneo lo adopera per denominare quella parte del Regno asburgico del Lombardo-Veneto, coincidente una volta con il Ducato di Milano. Ma nessun autorevole dizionario vernacolare – nelle due varianti regionali – aveva mai registrato la parola “Insübria”, almeno fino a qualche anno fa; si tratta, pertanto, di un neologismo dialettale, importato di recente dalla lingua nazionale e impiegato indebitamente al posto dell’antico e più corretto “Lumbardìa”. Scrivere e pronunciare con la dieresi Insubria è come far scrivere e pronunciare “nascundìne” a un pugliese di Lucera, per indicare quel gioco infantile di strada che, nel suo dialetto, è chiamato piuttosto “cap’ammuccià” e altrove “ammucciarello”. Così facendo e loquendo, si snatura d’un colpo italiano e vernacolo, generando un ibrido, un monstrum linguistico, cacofonico e inutile. E tornando all’ambito strettamente toponomastico, quale suono sgradevole produrrebbe l’uso deformante, nella parlata nativa, di termini storici e illustri come Daunia e Capitanata, per indicare quella che, in pugliese, è semplicemente “a provìnge de Fogge”. Nessun cultore della storia locale scriverebbe mai “Capitanète” o “Dàunie”; si cadrebbe, infatti, nel ridicolo. Ma i sostenitori di una pseudo identità insubrica non conoscono quel limite, vogliono a tutti i costi travalicarlo e far credere a una popolazione composta a maggioranza, ormai, da immigrati di estrazione meridionale, veneta e, adesso, anche straniera, che l’Insubria è una comunità territoriale – con un proprio idioma – che aspira perfino a diventar nazione. Sognando certe farneticazioni culturali, di questo passo (di montagna), i fanta-Insubri potrebbero risvegliarsi non tramutati in cittadini elvetici, ma piuttosto in abitanti della Beozia.