ott 28, 2012 | Post by: admin No Comments

Lasciarsi contaminare da un sorriso di Antonella Corna

Lasciarsi contaminare da un sorriso, specie nei giorni in cui episodiche circostanze della vita ti inducono a crogiolarti con masochismo e autocommiserazione nelle tue sfortunate vicende, è un’esperienza senz’altro appagante, non solo perché un sorriso è come una piccola finestra d’azzurro che si spalanca sul tuo cielo grigio, ma anche perché esso, di per sé, è un’apertura: spinge,  allarga, fa spazio!  Chi consente ad un sorriso di fare breccia sulle proprie chiusure mentali o emotive, scopre improvvisamente che l’universo è materno, consolatorio, rigenerante.

Questo è proprio quanto mi è successo ieri mattina: legnosamente incollata alla negatività dei miei pensieri, fissati ormai da settimane sul mio nefasto futuro di dipendente ministeriale “perdente posto” in attesa di nuova e più consona collocazione, per la salute (non mia e nemmeno degli utenti della giustizia!) e l’economia di un Paese che ha bisogno di ripartire (sì, ma da altre tasche…), non mi ero accorta di un sorriso timido e barbuto che mi porgeva il suo cortese saluto. Nascondeva una cauta confidenza e un certo “non so che” tra il compiaciuto e il sornione, miscelato ad un aggraziato e irresistibile invito alla lettura del neonato giornale on line degli apatici.

Mi sono ritrovata tra le mani uno strano segnalibro che subito ha catalizzato la mia attenzione, risucchiandola letteralmente da un groviglio di foschi ed improbabili scenari lavorativi.

Due piedi nudi, visti di pianta! Che trovata!

Oblomovismo! Che è?!? Oddio… non lo so…, non ne ho la più pallida idea!

Per me è stata senz’altro una gomitata nello stomaco, o se volete uno schiaffo, di quelli belli forti che senti proprio la morfologia delle cinque dita….In un improvviso flash-back, ho rivissuto istantaneamente tutte le segrete immagini che custodisco come reliquie assolutamente inaccessibili ai più e relative alla mia personale ignoranza, in un percorso a ritroso via via più veloce, fino al Ricordo Primo, quello che ci accomuna tutti, quello che solo in pochi hanno risolto (e qui vi sfido!)… CARNEADE…

Ma subito, per quel gioco dell’associazione mentale che ho rubato da tempi immemori alla psicoanalisi, mi sono aggrappata ad un ricordo-salvagente, quello di un mio antico maestro che scherzando diceva: “Ricordatevi ragazzi che sull’ignoranza non tramonta mai il sole” e proseguiva incitandoci a non spaventarci delle nostre lacune, ma a vederle come un’opportunità di crescita e di approfondimento. Opportunità che nel tempo della mia vita ho sempre colto con grande entusiasmo, lasciando spaziare la curiosità, a volte anche a discapito del raziocinio e alimentando così passioni sempre nuove e forse strampalate, senza le quali la vita quotidiana, vi assicuro, non avrebbe lo stesso sapore.

Così, dopo un primo ben mascherato shock, mi sono allargata anch’io in un sorriso che ha riportato pace tra i miei cupi pensieri, proiettandomi all’istante in un futuro più roseo, più conviviale, in un circolo di idee dall’effetto certamente più analgesico dello starsene chiusi su se stessi a ruminare.

Insomma una piazza che subito mi è parsa più virtuosa che virtuale, ben congegnata e soprattutto ospitale, dove ritrovare il gusto ed il piacere di sedersi in panchina a chiacchierare, semplicemente, come si fa tra vecchi amici.