ott 28, 2012 | Post by: admin No Comments

Un folle meraviglioso (signori si nasce……) di Giuliano Jovane

 

El sueño de la razón produce monstruos (Il sonno della ragione genera mostri), è una  frase riportata su un’acquaforte realizzata nel 1797 dal pittore Goya; il corollario che ne deriva è semplice: coloro che non hanno più il dono della ragione diventano dei mostri. Poiché secondo l’accezione comune, un folle è colui che non ha la ragione, si ricava da queste premesse un facile sillogismo: un folle è un mostro. Non può esistere peggiore conclusione. Un folle non è un mostro.

Addirittura Erasmo da Rotterdam, nel suo Elogio della follia, si spinse ad affermare che la Follia si sostanzia in un momento in cui, per dirla in termini poveri, la ragione raggiunge l’acme e, quindi, essa non dorme anzi, è in piena attività.

Al dunque, adesso. Ho avuto modo di conoscere, purtroppo solo televisivamente, nei giorni scorsi, un meraviglioso folle, don Maurizio Patriciello, da Caivano, che quasi da solo, e senza l’aiuto delle istituzioni, si batte contro il malaffare da sempre e in prima linea,  in un difficile territorio qual è quello campano. Quest’uomo di Chiesa è un incredibile esempio di follia pura, nel senso sopra specificato, perché in lui essa si sostanzia in purezza, genuinità, forza, coraggio, dedizione, forse anche ingenuità. Ecco perché, secondo me, don Maurizio Patriciello, è un meraviglioso folle.

Eppure qualche giorno orsono, durante un tavolo tecnico, nel quale si discutevano importanti tematiche connesse allo smaltimento dei rifiuti, in presenza di Eccellenze ed Autorità varie, il parroco è stato severamente redarguito per aver chiamato semplicemente “signora”, il Prefetto della Provincia di Caserta. Il Web è stato invaso dal video della vicenda e, se potete, guardatelo (guardate il video originale: http://www.youtube.com/watch?v=hzAcfAm49Aw).

Ebbene, la compostezza del parroco, reo, e per questo duramente e pubblicamente attaccato, di aver offeso le istituzioni, per non aver utilizzato il titolo adeguato “Sua Eccellenza il sig. Prefetto di Caserta”, rende ancora più marcata la distinzione fra chi è folle e chi è mostro, nella nostra (in)civile società. Egli, il folle, con la ragione in piena attività, si è poi addirittura scusato (pur non avendo offeso alcuno) precisando che, quale prete di periferia e che opera sul campo, non era “avvezzo a partecipare a simili consessi”.

Consentitemi una riflessione, che proviene da un uomo non proprio vicino alla Chiesa: don Maurizio Patriciello è un gigante di follia fra i veri mostri, e i mostri siamo noi, che permettiamo che una persona sola combatta per salvaguardare le comunità in cui opera, e siamo ancora di più mostri se, poi, abbiamo anche l’ardire di rimproverare, come si fa con uno scolaretto che ha rubato una merenda, un simile coraggioso individuo, solo perché ha inteso chiamare signora  (ed espressione migliore non può usarsi verso una donna) un rappresentante del Governo.