nov 10, 2012 | Post by: admin No Comments

MESSAGGI DAL MARE
di Sara Croce

 

Maria sentiva dolore nell’anima, stava con la testa china… pensava. Come al solito Piero le aveva urlato che i suoi modi di fare erano autenticamente meridionali, che sbagliava sempre e che se voleva essere in sintonia con lui doveva smetterla di “dire sempre una parola di troppo”. Piero viveva al nord da tanti anni!
Maria guardava, con questa amarezza, l’azzurro intenso del cielo e del mare, senza linea d’orizzonte. Si specchiava in quel pomeriggio di luce di ottobre, si pacificava nella bellezza di solitudine e di silenzio di quel pezzo incontaminato di mondo. Conosceva la foce del fiume da quando, bambina, correva per quella spiaggia isolata a tirare le reti col nonno materno.

Persa tra queste immagini della memoria, intravide in lontananza delle figure, si fecero vicine….arrivarono prima i cani, giganti, elogio alla potenza, forse un incrocio tra l’orso e il leone, dietro i due padroni. Passeggiavano lungo il mare.

Maria, ipnotizzata dall’imponenza degli animali, stabilì un contatto di empatia. I due uomini, simili per le proporzioni ai loro cani, avevano cominciato, 7 anni prima, a cercare e raccogliere bottiglie contenenti messaggi. Camminavano, dopo le mareggiate, nel tratto di costa tra Vasto e Peschici e avevano raccolto più di 450 messaggi….quasi tutti d’amore. Poi si congedarono.

Maria rimase sospesa….. pensava a quell’incontro, assolutamente fuori dall’ordinario, che le aveva alleggerito l’anima. Seguiva con lo sguardo le sagome che si allontanavano fino divenire puntini nello spazio.

I due cercatori le lasciarono un bigliettino con un indirizzo di posta elettronica, www.messaggidalmare.com, un museo virtuale di messaggi affidati all’immensità e restituiti. Ideato da Roberto Regnoli, primario di  ortopedia all’ospedale di Termoli, che con il suo amico Piero e i pastori del caucaso, Kyra e Dago, dal 2005 cerca bottiglie di vetro o plastica contenenti confessioni, promesse, poesie, disegni, frammenti di vita. Nessuno abbaia, nessuno parla, dopo le mareggiate passeggiano, ascoltano parlare il silenzio e il rumore dell’infinito, azzurro, dispiegarsi.

Maria consegnò al mare quel malessere iniziale. Il lettore non si rattristi, cercava una conclusione  … e quell’incontro risolse, quasi magicamente, il nodo esistenziale che la faceva restare china con la testa sul petto. In quello scenario d’incanto le vennero in mente Platone e il  “Simposio”. In origine, tutti gli esseri umani avevano due teste, quattro braccia, quattro mani, quattro gambe, due organi sessuali ed erano tondi, rotolavano. Erano molto potenti e per questo superbi. Così tentarono di spodestare gli dei scalando l’Olimpo. Per punire la loro audacia scellerata, Zeus li divise, a colpi di saetta. Poi ne ebbe pietà e li ricompose alla meglio, l’ombelico è una cicatrice. Così separati gli uomini diventarono deboli e soli. Per questo bramano la loro antica fusione e quella forza che si ritrova solo unendosi sessualmente. Poi Zeus manda sulla terra Eros, dio dell’Amore,  affinché gli uomini, con l’unione fisica possano ricostruire un’unità fittizia provando piacere «Dunque al desiderio e alla ricerca dell’intero si dà nome Amore».

Maria pensò: Naaaaaaaaaaaaa, non poteva essere chi urlava “Marì, tu dic’ semb’ ‘na parole d’troppe…t’é stà citte“, la parte mancante per formare l’intero…non era Piero l’Amore… e click, lo cancellò e lo scotomizzò.

“Pace a tutti dentro e fuori”.