nov 17, 2012 | Post by: admin No Comments

LA BANDA DEI QUATTRO SOGNATORI
di Alfredo Padalino

 

Nell’America della nuova frontiera kennediana e del sogno di Martin Luther King, John Phillips, un ragazzo alto e dinoccolato di madre cherokee, proveniente dalla Virginia e militante di una band musicale con Scott McKenzie, compie una breve tournée in California, rimanendone affascinato al pari di un bimbo al suo primo rendez-vous col Luna Park.

Il nuovo Eden affacciato sull’Oceano Pacifico è la Terra promessa della gioventù occidentale, cresciuta nell’era dorata del capitalismo novecentesco, un paradiso non rinviato a un avvenire indistinto, ma attualissimo e a portata di autostop, che rappresenta la quintessenza dello spirito a stelle e strisce e, insieme, il suo totalmente Altro, quasi un moderno Paese dei Balocchi per adulti senza riserve e in cerca di un Altrove, di un luogo dell’anima. È un’esperienza di vita privata, certo, un esperimento esistenziale che trasforma, però, nel profondo chiunque voglia intraprendere quel viaggio nella propria interiorità, attraverso gli spazi aperti e multiformi della geografia americana, raccontato un decennio addietro dallo scrittore Jack Kerouac nel suo capolavoro “On The Road”.

E il brano California Dreamin’ ne fornisce un’ulteriore piccola testimonianza intima e leggera, anche se rimarrà chiuso nel cassetto dell’autore per circa due anni. Nel frattempo, infatti, John conosce Michelle, una diciottenne di Long Beach, occhi azzurri, biondissima e dalla voce intonata, insomma una ragazza dalla bellezza iperuranica e disarmante. È amore a prima vista e, alla seconda occhiata, sono già sull’altare, come solo negli States di quegli anni poteva accadere.

I novelli coniugi Phillips decidono, allora, di costituire un quartetto inusuale per l’epoca, invitando a farne parte il canadese Denny Doherty e la cantante extralarge Cass Elliot. Finalmente The Mamas & The Papas vedono la luce e nell’autunno del 1965 California Dreamin’ è incisa e pubblicata, diventando una delle canzoni-simbolo della cosiddetta Summer of Love, celebrata due anni dopo nella città di Monterey, sede del primo vero megaconcerto pop-rock della storia.

Ma l’apice del successo è, appunto, una sommità molto spesso appuntita e precaria, da cui si può rapidamente scendere o ruzzolare giù, quando le relazioni interpersonali peggiorano, con l’andare della convivenza più o meno forzata e, magari, dei tradimenti. E la storia di John e Michelle non è da meno, perché finirà in pochi anni tra violenti litigi e riconciliazioni effimere, complice l’amico-rivale Denny.

Con la fine del loro matrimonio giunge anche fatalmente l’epilogo della vicenda professionale del gruppo. Così negli anni ’70 ognuno batterà strade artistiche differenti.

Ma l’indiscutibile avvenenza della Phillips non passa inosservata ai produttori di Hollywood, che la vogliono interprete di alcune importanti pellicole, tra le quali “Dillinger” di John Milius; partecipa, inoltre, a molte serie televisive, riaffacciandosi nel mondo della musica come backing vocalist di svariate cantanti, anche per Belinda Carlisle e la sua famosa “Heaven Is A Place On Earth”. Dei quattro sognatori, solo lei, tuttavia, sopravvive al logorio degli eccessi di quella generazione fortunata; proprio lei, unica californiana del gruppo, quasi a sottolineare, in fondo, la garanzia di longevità fornita dalla West Coast. Oggi la bionda signora, nata Gilliam, è una splendida donna vicino ai settanta, esempio mirabile per decenni di fascino e personalità ignari della chirurgia plastica. Rivederla cantare il sogno californiano al fianco di Denny, Mama Cass e Papa John, fa sempre un effetto benefico sull’umore e corroborante sullo spirito votato, ormai da tempo, al disincanto.