nov 24, 2012 | Post by: admin No Comments

I SOGNI VOLANO ALTISSIMI
di Antonella Corna

E’ successo, non l’avrei mai creduto possibile ma è successo: da padrone indiscusso del mio tempo e del mio spazio, son diventato succube dei capricci e dei bisogni di tre donne (quattro se aggiungo anche mia madre e un numero perpetuo se inserisco tutte quelle a cui comunque devo qualcosa). Mi son ridotto a dover chiedere permesso anche per respirare: “Ziiitto…dorme la bambina”. “Spostati…, lì devo far sedere Alice”. “Attèentooo, Simona così cade!”. “Non coosìì! Così le fai male! Non sei buono a nulla, possibile che non impari mai? Ma dove hai la testa?”. “ALTROVE! IN QUALSIASI ALTRO POSTO CHE NON SIA QUESTA PRIGIONE!” le vorrei gridare, ma taccio, per scongiurare l’anatema.

Le donne sono così brave a farti sentire inadeguato! Ti guardano con quello sguardo di sufficienza che inibisce ogni tentativo di primeggiare, soprattutto con i figli. A parer mio, siamo capacissimi anche in questo, è solo che siamo MASCHI (ci avete scelto per questo nò!!??!!), abbiamo un altro stile e lo vogliamo conservare, magari assieme a qualche diritto…

Io ne ho persi molti: 1) quello di fumare quando ne ho voglia (non posso più farlo neanche sul balcone, perché c’è sempre qualche altra priorità); 2) quello di guardare in santa pace almeno i titoli del telegiornale senza che qualcuno mi sbavi sulla camicia che, evidentemente, non ho potuto togliere; 3) quello di conservare l’ordine (o il disordine) delle mie cose; 4) quello di sapere che se apro il cassetto dei calzini devo trovarci solo i calzini e non le ghette o i pannolini o le salviette umide (“scusa amore, le avevo appoggiate solo un attimo….poi è squillato il telefono…la bambina piangeva e avevo la minestrina sul fuoco…., scusa però… TU NON MI AIUTI, DEVO FARE SEMPRE TUTTO DA SOLA! SCUUUSA DAI !”). E chi ha parlato! Ha fatto tutto lei!

L’altro giorno si è raggiunto l’assurdo, dice: “Pensavo…. che è inappropriato tenere nella cameretta la collezione dei tuoi fumetti. Qui c’è bisogno di spazio, poi la carta fa polvere, le bambine potrebbero diventare allergiche, DEVI TOGLIERLA. Pensavo… (basta pensare, che non ti riesce bene!) che potresti metterla in cantina, che dici? Magari in questo fine settimana, così ti svaghi un po’ eh? (subdola!)  …sabato impacchetti tutto e domenica… VOGLIO PULIRE”.

Dirvi che ho rinunciato a replicare mi sembra superfluo. Però avrei voluto. Magari sull’uso offensivo del termine ”inappropriato”. Come, inappropriati… sono i miei sogni, i miei eroi…! Ho passato trent’anni in loro compagnia e non mi hanno mai annoiato (a differenza sua). Li ho attesi all’uscita come si attende il treno che ti porta allo stadio, li ho sfogliati, accarezzati, guardati con la stessa premura che si ha al primo appuntamento (quando ancora ti è oscuro il finale della storia). Li ho collezionati con cura maniacale, catalogati per annata, archiviati e disposti in ordine perfetto, non una grinza, non una piega nelle pagine, neppure un piccolo segno, una sottolineatura, uno scarabocchio. Ci ho passato la meglio gioventù tra quelle avventure: donne bellissime, tutte mie, pericoli, misteri, investigazioni…ed io sempre vincitore, non come ora, consapevolmente perdente!

Glielo dovevo dire! Invece ho incassato, ho preso atto che a questo punto della vita i miei sogni sono giustamente “inappropriati” e ho fatto spazio. Ma il pensiero di Tex Willer e Dylan Dog esiliati nel buio della mia cantina è stata la cosa più dolorosa degli ultimi cinque mesi! Però così va il mondo, bisogna fare spazio alle nuove generazioni.

Domenica mattina, col mio scatolone tra le braccia, ho intrapreso l’ultimo viaggio in preda ad una mestizia fuori logica per ogni uomo degno di questo nome e di questa età. Sotto al portone l’imprevisto mi si para davanti: due grandi occhi pasticcioni puntano dritto su di me. “Ciao signore”.

“Ciao bimbo, che fai qui?”.

“Non sono un bimbo, non lo vedi?”.

“Allora chi sei?”.

“Sono Topolino. Sto indagando, perché sono un investigatore. Cos’hai in quello scatolo?”.

“Fumetti”.

“Me ne dai uno?” (Che domanda…! Nessuno mai aveva osato chiedermi una cosa così assurda, regalare un mio fumetto….).

“Non posso…devo…io…sto..(farfugliavo, io farfugliavo…davanti a un cosino piccolo così..!) Li devo mettere in cantina”, riesco a dire con voce strozzata.

Senza neanche darmi il tempo di imbandire una plausibile scusa per sottrarre il mio prezioso bottino alle sue grinfie, il furfantello mi infila le mani nella scatola e comincia a frugarci dentro senza alcun diritto e senza la minima autorizzazione da parte mia.

“Bello, bello! Questo mi piace!” dice estraendo una ristampa d’annata.

Con un balzo felino mi sottrae il cimelio e in un nanosecondo è già distante, lontano dalla mia portata o comunque da ogni possibilità di riacciuffarlo.

Lo vedo aprire il mio fumetto, sfogliare velocemente le pagine, staccarle ad una ad una dalla costolatura centrale con un fragore che risuona alle mie orecchie come un grido straziante, farne pastrocchi con le mani… (Che sono, barchette? No, non mi sembra…aereoplani …). In un attimo comincia a lanciarli in aria, uno dopo l’altro.

“Che fai, disgraziato! Sono i miei fumetti!”, urlo in preda alla disperazione… (…I miei sogni….)

“Guarda signore!” grida il bambino, “Volano altissimi!”.