nov 24, 2012 | Post by: admin No Comments

UNA GITA FUORI PORTA
di Sara Croce

 

Come sempre arrivo a fare le cose all’ultimo momento. Dopo un’ interminabile giornata tra lavoro, formazione continua, corso di tamburello e tammorre, alle 22.45, mi dirigo con l’auto, completamente a secco, al distributore automatico di benzina, quello con ben 8 pompe. L’indomani ho l’autobus, “Ferrovie del Gargano” da San Severo per Roma, alle 06.35.

Piove a dirotto, non c’è un’anima viva e neanche morta. Posiziono il veicolo avanti alla pompa 5, apro lo sportellino del serbatoio e cerco di organizzare mentalmente le azioni. Ho poco contante, uso il bancomat; la macchina infernale del pagamento automatico se lo mangia. Non mi perdo d’animo, prendo 20 euro, li infilo; tutto ok, ma le lucine delle pompe disponibili sono la 8 e la 6. “Porca p!”. Velocemente e con lo sportello del serbatoio aperto, sposto l’auto in direzione della pompa 8; ho pochi minuti, estraggo la pistola, schiaccio il grilletto…la benzina comincia a schizzare da tutte le parti…la membrana del serbatoio non si apre. Riprovo senza successo, completamente intrisa di benzina dai capelli alle scarpe che basterebbe una scintilla a trasformarmi in uno de ”I Fantastici 4, La torcia umana”, tubo e pistola a terra hanno convulsioni serpentine, continuando a spargere benzina…Ma è una macumba?

Non so se piangere o ridere, lascio la macchina senza una goccia di benzina nell’area del distributore e vado a casa; due chilometri a piedi. Infilo in lavatrice tutto quello che avevo addosso e avvio il lavaggio con lo sgrassatore. Fino alle due di notte cerco su internet un collegamento che mi porti a San Severo in tempo per la partenza dell’autobus…ciccia; il primo parte da Lucera alle 05.00 e arriva alle 07.25. Ancora non so se piangere o ridere e a quell’ora di notte non posso chiamare nessuno per chiedere un passaggio. Forse è un segno, forse non devo partire.

Non mi scoraggio, sono le 02.15, decido di mettere la sveglia alle 04.45 e di andare al distributore all’alba. Al mattino, puzzo ancora come una piattaforma petrolifera…e dire che gli ottani evaporano in fretta…mah… Mi accoglie perplesso il titolare della stazione di servizio con bar annesso. Dopo 15 minuti, passati io a spiegare che non volevo mi restituisse i soldi, lui a dire che per restituirmi i soldi ci voleva il bigliettino… ”Madonna meje daccj’a’forz!”, l’uomo esclama: “Ah! Per forza non potevi mettere la benzina, la pompa 8 ha la pistola per i camion”. Ok, ho un pensiero violento… “L’ muert ca’ tin!”; non ho tempo per mangiarmelo sano con tutti i peli e le ossa, devo mettere carburante e partire.

Piove ancora che Dio la manda, sono le 6.00 e prevedo la strada allagata. Alle 06.26 sono a destinazione, vedo l’autobus con la scritta “Ferrovie del Gargano” e mi conforto…ce l’ho fatta! Arrivo a Tiburtina alle 11.00; il mio vecchio amico di università non c’è; mi arriva un sms, è fermo in metropolitana, a Repubblica ci sono stati rallentamenti, non ho energie per ribattere…sono sfinita.

All’Olimpico si gioca la finale di rugby “Italia – Nuova Zelanda”, ovunque è pieno di tifosi agghindati col tricolore, già dalla mattina. Non mi trovo qui per vedere la danza maori dei neozelandesi All Blacks, ma la ragazza col turbante di Vermeer. Il dipinto è diventato ancora più famoso perché ha ispirato il ce­le­bre ro­man­zo di Tracy Che­va­lier e, nel 2002, il film La Ra­gaz­za Con l’O­rec­chi­no Di Perla, di Peter Webber. Atmosfera gravida di sensualità bisbigliata, repressa e castigata, conflittualità religiose e gelosia strisciante .

Roma, la capitale! Luogo di grandi opportunità formative, che trasuda cultura, con una incredibile concentrazione di monumenti e di “bello”. Luogo in cui aspetti per un’ora il bus numero 6 e poi ne arrivano 5 uno dietro l’altro. Spazio dove davvero ti senti nessuno, dove sei totalmente ignoto, anonimo. Migliaia di persone sulle scale mobili che si incrociano senza nemmeno guardarsi. Qui hai contezza dei concetti di “alienazione”, “estraneità”, “non appartenenza”.

Domenica, Scuderie del Quirinale, 12.30, sono in fila da un’ora e mezza e ancora dentro le transenne. Dopo due ore di attesa sono avanti alla biglietteria. Auff! Neppure per un fidanzato alto biondo, occhi celesti, abbronzatissimo e dal fisico scultoreo avrei aspettato tanto. Ci sono! “Vermeer. Il secolo d’oro dell’arte olandese”.  In esposizione una cinquantina di opere di Carel Fabritius, Peter de Hooch, Emanuel de Witte, Daniel Vosmaer, Gerard ter Borch, Gerrit Dou, Gabriel Metsu, Jan Steen e altri ancora. Opere commissionate, prevalentemente, da committenti privati, scene di vita quotidiana all’interno di ambienti domestici o nelle strade, descrizioni minuziose, atmosfere di brume, foschie, evanescenze, trasparenze, intimità e mirabili riflessi di luce. Otto le opere di Vermeer in esposizione: ”La stradina”, “Giovane donna con bicchiere di vino”, ”Ragazza col cappello rosso”, ”La suonatrice di liuto”, “Giovane donna seduta al virginale”, ”Giovane donna in piedi al virginale”, “Allegoria della fede”, “Santa Prassede”, quest’ultima collocata accanto alla antecedente opera di Felice Ficherelli, dalla quale si distingue per un crocifisso stretto tra le mani della santa. Questi ultimi due soggetti di Joannes Vermeer denunciano la conversione dell’artista al cattolicesimo, dopo il matrimonio con una donna, Catharina Bolnes, vicina ai gesuiti e dalla quale ebbe 15 figli. “La ragazza col turbante” non è qui, si trova nel museo Mauritshuis a L’Aja.

Ho fatto il pieno di bellezza, ora posso  godere di un’autonomia di…diciamo 2 mesi, fino a febbraio, “Scuderie del Quirinale”, “Tiziano”, febbraio-giugno 2013.

Fuori, nonostante sia domenica pomeriggio, folla, traffico denso, inquinamento acustico, odore di metallo nella metro e numerosi bagni di folla. Esco dalla metropolitana, stazione Tiburtina, terminale autolinee…da lontano vedo la scritta “Ferrovie del Gargano”; mi sento già a casa e sono felice. “Contro il logorio della vita moderna”, Lucera, Fg, Italy, centro dell’universo, a dimensione umana, dove puoi spostarti a piedi da punti diametralmente opposti in massimo 15 minuti. Città nella quale, camminando per piazza Duomo, attraversi, in 150 metri, 20 situazioni diverse, fai 100 incontri e hai la misura dell’agorà. Dove la gente, che sa tutto di tutti, ti saluta e ti chiede “Cum Jam?”…Ma è un “Cum jam” che ti rincuora.

Al rientro dalla gita fuori porta, lunedì mattina, in ufficio, la mia collega anziana mi saluta con “Jà, cche ppuzz d’benzin! Ck’aj’ fatt?”. Seeeeeeeeeeeeeeeeee!