nov 24, 2012 | Post by: admin No Comments

DIVENTERÒ QUALCUNO E ANCHE DI PIÙ: OPINIONISTA IN TV E PUSHER DI STRONZATE
di Giuliano Iovane.

 

Il tempo passa e ancora non sono diventato qualcuno e se non sei qualcuno, al giorno d’oggi, sei un nessuno. Per non restare un “nessuno”, nella vita di una persona, tanti fattori dovrebbero concorrere: si potrebbe diventare grandi attori o grandi scrittori, oppure scienziati, insomma, bisognerebbe fare qualcosa che si ponga al di fuori del normale. Io non appartengo, né apparterrò, ad alcuna delle summenzionate categorie, perciò sono relegato nell’ambito del normale, che ha costruito intorno a me un muro invalicabile. Eppure ci deve essere una possibilità!

Diamine, ho trovato: mi farò rapire, ecco cosa farò, e miei complici chiederanno  un riscatto, magari di 35 milioni di Euro, che io non potrò pagare, naturalmente. I rapitori minacceranno di tagliarmi un orecchio, spediranno delle lettere scritte con un normografo e indirizzate alla mia famiglia, dove si leggerà: pagate o l’uccidiamo. L’Italia intera resterà con il fiato sospeso per una ventina di giorni. Poi io, approfittando di un momento di distrazione del carceriere di turno, col quale avrò giocato a carte per tutto il tempo, essendo costui un mio amico d’infanzia, ma resti fra noi, scapperò, di notte. I miei rapitori? Ceffi? No, solo amici che non mi negheranno il loro aiuto. Ci sarà Augusto, compagno da sempre, dottore in scienze politiche e Franchino, contadino, cantante chitarrista e declamatore di poesie, che dovrebbe stare su un palcoscenico, ma produce dei pomodori e zucchine che migliori non ce n’è. Parteciperà al rapimento anche Andrea, pensionato o disoccupato, non l’ho mai capito, che è di buona compagnia oltre che di buona forchetta.

Io avrò, “dopo aver conquistato la libertà”, una barba incolta e sarò un po’ ingrassato, perché con i miei amici rapitori saranno stati venti giorni di gozzoviglie (troverò una scusa per i chili di troppo), farò una corsa per avere un po’ d’affanno e busserò alla porta della prima casa che troverò sulla strada e mi presenterò: sono Giuliano Iovane, avrà sentito parlare di me, sono stato rapito e sono riuscito a sfuggire ai rapitori. Arriveranno i Carabinieri, con macchina fotografica al seguito, che immortaleranno le prime immagini del povero rapito, mi accompagneranno in ospedale per le cure, se del caso, poi in caserma e, infine, dal Procuratore, per essere sentito.

Dopo tutte queste fatiche, mi godrò la notorietà. Mi cercheranno i giornalisti e le televisioni, per le  interviste; sulle prime mi negherò, perché dovrò ancora essere sotto shock (macché!), poi lentamente mi concederò, ma non troppo lentamente, per il rischio che possano dimenticarsi di me. Quando avrò accumulato un certo numero di interviste, dirò di sentire il bisogno di raccontare il mio dramma in un libro, non per soldi, no, solo per far sì che ciò che è accaduto a me non si ripeta. La pubblicazione del libro sul mio rapimento, che io avrò già scritto da tempo, sarà conteso dalle case editrici a suon di bigliettoni e io andrò in televisione e sceglierò Porta a porta per propagandarlo, sempre che non ci sia in giro, proprio in  quel periodo, un libro scritto dal conduttore e che dovrà essere a sua volta pubblicizzato, in quanto ubi maior minor cessat (dove è presente chi ha maggiore autorità cessa – il potere di – chi è inferiore). Là potrò raccontare la mia storia di (finto, ma lo sapremo solo io e voi) rapito.

Parlerò della mia vicenda personale, della paura vissuta in quei giorni, e pretenderò un plastico, sì, proprio un plastico in stile Cogne, e a Porta a porta sono maestri, con la ricostruzione della mia cella e del mio scomodo giaciglio per la notte, fatto solo di cartoni (ma dove mai!) e la produzione del programma non me lo negherà, perché io sarò una persona famosa, a quel punto sarò già qualcuno. Rincarerò la dose facendo intervenire, in trasmissione, con un collegamento da casa, mia moglie, con lacrime finte, e mio figlio, istruito ad arte, che racconteranno delle loro ansie e angosce durante il rapimento, e il gioco sarà fatto.

Dopo Porta a porta, fioccheranno altri inviti, statene pur certi. Diventerà una catena, lunga ed interminabile, e io venderò, e venderò più copie del mio libro di quante ne abbiano vendute i libri con le barzellette di Totti o con la biografia di Cassano, anch’essi qualcuno.

Faccio un passo indietro, all’ubi maior minor cessat. Ho dato una traduzione libera, sopra, della locuzione latina, e una domanda nasce spontanea: chi ha maggiore autorità è davvero superiore? Non esistono persone normali che riescono a sembrare le migliori e ad avere maggiore autorità? Ecco ….persone normali che riescono a sembrare le migliori... Sembrare è diverso dall’essere, ed è più facile sembrare che essere. E che ci vuole! Basta un finto rapimento, una tragedia costruita o anche un colpo di fortuna, oppure un’elezione al parlamento, o anche in un consiglio regionale, ma anche provinciale o comunale, e diventi qualcuno.

Io diventerò qualcuno grazie al finto rapimento che, da persona normale, mi avrà dato una maggiore visibilità, non autorità, e così pubblicheranno qualsiasi cosa scriverò. Già mi vedo con il successivo titolo: Rivisitazione postmoderna della ricetta della torta con le mele di Nonna Papera, e dell’altro che verrà, che ho in cantiere: Paperina sostituisce Eva Kant nel cuore di Diabolik: retroscena di un tradimento. Non sarà importante ciò che avrò scritto, determinante sarà chi lo avrà fatto ed io, essendo già diventato famoso, quindi sembrando migliore degli altri, avrò le porte aperte.

Continuerò, sulla scia costruita, per anni, e apparirò ancora in televisione e potrò diventare un opinionista (sì, mi riferisco a quelle persone onniscienti che parlano di diritto e di medicina, di filosofia e di religione, di ingegneria, di sismologia, di economia e di politica, quelle che sanno di tutto, insomma), darò dell’ignorante all’uno e all’altro, litigherò, perché mi sarà imposto dall’audience, riceverò a mia volta offese, costruite per il programma, ma sarò uno di loro, uno di loro, capite!

E io ho già studiato da opinionista, perché non vorrò farmi cogliere impreparato. Se mi domanderanno del terremoto in Calabria, darò la stessa risposta che ho sentito dare da un opinionista arrivato: lì la terra ha tremato e per questa ragione sono cadute delle case. Nessuno ci avrebbe pensato, vero? E se mi domanderanno perché il cancro uccide, dirò: il cancro uccide perché non è stato ancora debellato. Perché il Titanic affondò? Perché si trovava in acqua. Perché c’è il caro vita? Perché aumentano i prezzi. Perché ci sono i calvi? Perché alcuni perdono i capelli.

Queste risposte farebbero impallidire Monsieur de Lapalisse, ma dette da un opinionista italiano, cioè da un qualcuno, diventano verità. Mi pagheranno, quindi, per sparare stronzate in TV e intanto avrò scritto un altro libro: Come dare uno sbocco al mare al Kazakistan. La gente si incuriosirà e vorrà sapere come riuscirò a dare uno sbocco al mare al più grande Stato al mondo che non ne ha, e tutti compreranno il mio libro, che prospetterà delle impossibili soluzioni per risolvere il falso problema, perché sarò ormai scrittore ed opinionista affermato, e non sarà importante il contenuto del libro, perché lo avrà scritto qualcuno.

Sarò un uomo definitivamente proiettato verso un imperituro successo. Forse dovrei riflettere, prima di agire. Coloro che sembrano i migliori, perché sono artatamente riusciti ad apparire tali, non quelli che lo sono davvero, per le loro qualità, alla fine possono ritenersi soddisfatti? Mi conviene restare un nessuno e non tentare mai, artatamente, di scavalcare il muro della normalità per diventare un pusher di stronzate televisive?

Chissà cosa è meglio, ma se si sentirà in giro del mio rapimento, vorrà dire che avrò scelto di avere il mio plastico a Porta e porta, primo passo verso il successo. Oh, se il mondo va avanti così, santa miseria, mica devo metterlo a posto io, e sarò un dei tanti pusher di stronzate televisive, ben pagato. Cercherò, lo prometto, di spacciarne di meno.