nov 24, 2012 | Post by: admin No Comments

IO BOCCA DI ROSA E L’ALTRO MONDO
di Luciano Ciavarella

 

Agosto 1967, in vacanza come tutti gli anni a Pesaro. I titolari dello stabilimento balneare, in cui io e la mia famiglia eravamo stanziali come gli ombrelloni della prima fila, decisero di organizzare, per i bambini del Lido, una sorta di Zecchino d’oro estivo.  Corsa di tutti i miei coetanei ad iscriversi alla competizione, me compreso, avevo sette anni.

Ognuno si presentò con un motivetto che variava dal Valzer del moscerino a Popoff, io invece decisi di esibirmi intonando Bocca di rosa che avevo imparato a memoria dai miei zii allora ventenni. Naturalmente non ne capivo assolutamente il significato, ma il ritmo musicale e un po’ di parole a me sconosciute mi facevano amare quella marcetta di De Andrè.

La scelta di cantare quella canzone creò la scompiglio nella giuria del concorso canoro, giuria che era composta da: Giovanni, proprietario del lido, Ettore, il bagnino e soprattutto Il dottor Pastafigli, vera gloria dello stabilimento.

Pastafigli era un simpatico cinquantenne bancario milanese, aveva capelli brizzolati e lisci, un fisico prestante e un profilo greco, su cui erano poggiati perennemente, anche di  notte, un paio di occhiali da sole neri.

Appariva sotto gli ombrelloni allo scoccare dell’alba di mezzogiorno, si accomodava sulla sua sdraio e li, cominciavano i racconti delle sue escursioni venatorie notturne nella vicinissima riviera romagnola. Lì, diceva Pastafigli, c’erano ettari ed ettari di bellezze teutoniche pronte e disponibili ad essere sedotte. Adesso che ci penso bene somigliava un po’ ad Aristotele Onassis.

Il viveur milanese fu l’unico ad apprezzare la scelta di Bocca di rosa. Mi piace, mi disse, e scompigliandomi la testa che avevo piena di ricci sentenziò “Quando sarai grande ti porterò con me all’Altro Mondo”.

Quella frase suscitò in me ragazzino il terrore ; solo in seguito mi fu spiegato che l’Altro Mondo era il locale notturno più famoso di Rimini. In ogni caso l’appoggio del Pasta, così lo chiamavano tutti, non fu sufficiente a far accettare, soprattutto al proprietario del lido, Bocca di Rosa.

Il bagnino, come ultimo tentativo, mettendomi una mano sulla spalla mi disse: “ma non puoi cantare 44 gatti come tutti gli altri?”. Risposta: “la canti lei 44 gatti, io sono grande”.

Mi sentii di colpo speciale e appagato, anche perché l’uso azzeccato di quel congiuntivo mi fruttò un mese di gelati gusto cioccolato e limone, pagati da mia zia Rosetta, letterata e purista della lingua.

Capii poi negli anni, che andare in “Direzione Ostinata e contraria” era cosa scomoda e difficile, ma ti dava comunque la possibilità di distinguerti da tutti gli altri e soprattutto di sentirti libero..Sono passati più di 40 anni, De Andrè lo ascolto ancora e qualche volta, da solo, in macchina, mentre torno a casa di notte, canticchio sorridendo Bocca di rosa.